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80 progetti per raccontare la Milano residenziale

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Raccontare Milano, la sua storia ‘moderna’ e il suo presente, attraverso la lente della sua edilizia residenziale. È quanto sono riusciti a fare Orsina Simona Pierini e Alessandro Isastia con Case milanesi 1923-1973, il volume appena uscito per i tipi di Hoepli che punta i riflettori su ottanta immobili costruiti da sessantotto architetti nei cinquant’anni centrali del Novecento. Una pubblicazione imponente di 511 pagine (69,90 €) , che ha il pregio incontrare l’interesse degli addetti ai lavori – la pubblicazione è frutto di una ricerca svolta al Politecnico di Milano, dove Pierini e Isastia sono rispettivamente professore associato e dottore di ricerca – così come i profani e i semplici ‘amatori’ dell’architettura.


Ph: Stefano Topuntoli

L’analisi è incentrata su un particolare tipo di edilizia, o meglio su un «modo di abitare borghese e collettivo […] che trova una sintesi nell’edificio unico, sufficientemente grande da avere coerenza con il contesto». Se ogni progetto fa storia a sé ed è portatore della poetica personale di ciascun autore – per citare i più noti, Giovanni Muzio, Giuseppe Terragni, Asnago e Vender, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella, Vico Magistretti, Luigi Moretti, Gio Ponti, Umberto Riva –, attraverso il succedersi di queste storie architettoniche individuali è possibile allo stesso tempo comporre un’autentica immagine d’insieme della Milano moderna


Ph: Stefano Topuntoli

Il viaggio nell’edilizia residenziale milanese comincia dalla Ca’ Brutta di Giovanni Muzio del 1923, considerata il ‘primo condominio milanese’, e si conclude con le case in piazza San Marco/via Ancona di Ludovico Magistretti, passando per Casa Marmont in via Gustavo Modena 36 di Ponti o per la Domus Adele che Gio ideò insieme ad Antonio Fornaroli; e ancora, si esamina il celeberrimo ‘masso erratico’ di Luigi Caccia Dominioni in piazza Carbonari 2 ma ci si sofferma anche su ‘racconti’ di autori meno conosciuti come quello della struttura di ispirazione scandinava di Jan Andrea Battistoni in piazza Mirabello.


Ph: Stefano Topuntoli

Naturalmente, in questo percorso architettonico non può che esserci un prima e un dopo: i Venti e i Trenta furono gli anni dell’edilizia residenziale condominiale realizzate al posto delle villette e dei giardini ottocenteschi; i Cinquanta, quelli della ricostruzione dopo gli orrori della guerra. In comune alle due epoche e un po’ a tutti gli edifici sotto osservazione, il costruire sul costruito, un tema di grande attualità soprattutto oggi che è d’obbligo ragionare in termini di risparmio di suolo.

È un piacere sfogliare questo grande volume, perché a ‘parlare’ sono le case stesse, attraverso le storie narrate dei progetti ma soprattutto le splendide foto di Stefano Topuntoli e le planimetrie urbane, le piante e i prospetti ‘ridisegnati’ sulla base degli originali depositati in archivi pubblici e privati, e spesso necessariamente aggiornati tramite rilievi locali. Un lavoro minuzioso, analitico ma appassionato, impreziosito dalla presenza di quattro utili schede di approfondimento sull’evoluzione dell’edificio per appartamenti nella Milano del Novecento, firmate da Alessandro Isastia.


Ph: Stefano Topuntoli

Case milanesi 1923-1973 è un libro per architetti e un libro per chi ama la ‘casa, in tutte le sue accezioni. È anche un libro per i milanesi, anzi una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti di una città spesso criticata nei suoi valori estetici, ma che ancora oggi fa scuola, non solo in Italia. Ma è soprattutto un libro per tutti coloro che non smettono di cercare nei grandi esempi del passato le soluzioni migliori per il futuro.

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