Lo Spazio è un business

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«Space is the place», ripetevano come un mantra nel 1973 le coriste di Sun Ra, uno dei musicisti più visionari della storia. Quarantacinque anni dopo, lo Spazio si appresta a diventare davvero un posto in cui viaggiare, e non solo per chi di mestiere fa l’astronauta, e un altro visionario, Elon Musk, lo ha utilizzato come set per un’incredibile campagna pubblicitaria, lanciando in orbita una delle sue Tesla. E poi, last but not least, lo Spazio è soprattutto un business, un’opportunità per le aziende dotate di mezzi e competenze idonei. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Marco Belloni, ingegnere italiano che lavora nella sede olandese dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea.

Qual è la tua qualifica all'interno dell'Agenzia Spaziale Europea?

La mia qualifica all'interno dell'agenzia è di Staff, il che non dice molto, devo ammettere. In pratica lavoro nel Direttorato di Tecnologia, Ingegneria (Engineering) e Qualità (TEC). Il principale compito di TEC è assicurare supporto tecnico ai Programmi ESA e ai progetti di Ricerca e Sviluppo da essa gestiti in forma di contratti con centri universitari e imprese private.

Qual è stato il tuo percorso di studi e professionale prima di trasferirti in Olanda?

Dopo la laurea in Ingegneria ho lavorato per quasi tredici anni in Italia presso un'azienda leader nel settore aerospaziale. Il mio trasferimento in Olanda è avvenuto dopo essere stato selezionato dall'Agenzia Spaziale Europea per una posizione che si era aperta e che richiedeva un profilo compatibile con le mie competenze ed esperienze lavorative.

Quali sono i progetti ai quali hai lavorato o stai lavorando per l'Agenzia Spaziale Europea?

Purtroppo questa è una domanda a cui non posso rispondere nel dettaglio, poiché dobbiamo sottostare a vincoli di confidenzialità. In generale seguo come "Technical Officer" attività di progetto e sviluppo nella mia area di competenza, che sono le microonde e la generazione di frequenza ultrastabile. Fornisco anche supporto tecnico ad alcuni dei programmi ESA come specialista di apparati che vengono poi utilizzati all'interno del payload di satellite. Il payload è il cuore di un satellite, ovvero contiene gli strumenti e gli “equipaggiamenti” necessari per svolgere le funzioni per cui il satellite è stato progettato. Se è un satellite di telecomunicazioni saranno la ricezione e la trasmissione di un segnale, se è un satellite scientifico conterrà la strumentazione necessaria per compiere delle misurazioni.

Collaborate anche con aziende private? Se sì, quali sono i progetti che le coinvolgono?

La maggior parte dei contratti ESA sono con aziende private che operano nel settore aerospaziale. Senza dilungarmi troppo, gli stati membri che finanziano l'Agenzia Spaziale Europea delegano all'agenzia lo sviluppo di tecnologie e competenze per rendere le aziende dei loro rispettivi paesi competitive nel mercato commerciale. Perché lo Spazio è soprattutto un business, se si considera che il solo settore delle telecomunicazioni ha un valore stimato intorno ai 100 miliardi di euro ogni anno. A questo vanno aggiunti i programmi scientifici, i sistemi di navigazione, il GPS americano o il suo equivalente europeo Galileo, per citarne un paio, e infine i programmi di osservazione della Terra, sempre più necessari per monitorare lo stato di salute del nostro pianeta ed intervenire in maniera tempestiva o preventiva in caso di calamità.

Foto: ESA
 
La Tesla lanciata nello Spazio da Space-X, la compagnia di Elon Musk, ha colpito l'immaginazione di molti. Secondo te è soltanto una mossa pubblicitaria o effettivamente stiamo andando verso un futuro di voli spaziali "privati"?

Anche lo Spazio, come il settore commerciale, sta divenendo un mercato sempre più dinamico e per certi aspetti imprevedibile. È stato coniato il termine "Newspace" per indicare un nuovo modo di approcciarsi al mercato aerospaziale con nuovi paradigmi per diminuire i costi e aumentare quindi la capacità di fornire servizi. In questo ambito si stanno muovendo nuove entità come appunto Space-X, ma non solo. Oggi lo Spazio è percepito come un’opportunità e sempre più fondi di venture capital sono disposti a finanziare imprese o progetti legati allo Spazio. È il caso di Oneweb, ovvero una costellazione di quasi 650 mini-satelliti che orbiteranno intorno alla Terra per fornire servizi dati ad alta velocità su scala globale, ma anche di Blue Origin, fondata da Jeff Bezos, il magnate di Amazon, che ha recentemente sperimentato con successo il lancio di una capsula per viaggi sub-orbitali. Detto ciò, una grossa fetta del mercato Spazio dipende ancora dagli investimenti istituzionali. La stessa Space-X ha potuto sviluppare la tecnologia dell’Heavy-Falcon, il vettore utilizzato nel lancio che hai citato, grazie ai contratti in essere con la Nasa. Tornando quindi alla tua domanda, il lancio della Tesla ha, a mio avviso, soprattutto un valore comunicativo, volto a far crescere nell’immaginario collettivo una visione di viaggi interplanetari possibili e futuribili. Questo al fine di forzare l’agenda politica ad aumentare gli investimenti nel settore, con ricadute quindi nel privato. I voli spaziali privati comunque sono già una realtà, almeno per quanto concerne i lanciatori, ovvero i razzi. Se questi lanci verranno utilizzati per missioni extra-terrestri dipende appunto da quanto la politica considererà questo tema degno di investimenti. La storia umana ci ha insegnato che volere è potere: ricordiamoci come si è riusciti a sviluppare una tecnologia capace di portare un uomo sulla Luna in soli vent’anni grazie alla «corsa allo Spazio» tra Stati Uniti e Unione Sovietica tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘70.

Quali sono, allora, i tempi entro i quali un privato potrà prendere parte a un volo spaziale?

Credo che ci voglia un distinguo tra voli turistici e missioni su altri pianeti. Come accennato prima, la Blue Origin di Jeff Bezos sta investendo sui voli sub-orbitali proprio a fini turistici, probabilmente già entro il 2020. Dalla nascita dei voli spaziali, solo poco più di 500 persone hanno potuto vedere la Terra dallo Spazio. Mi sembra quindi plausibile che vi siano persone disposte a pagare somme ingenti per entrare in questo club esclusivo. Se poi la cifra dovesse scendere intorno ai 200 mila dollari, che è l’obiettivo della Blue Origin, penso che la lista di prenotazione si allungherebbe parecchio. Altro discorso riguarda invece la formazione di colonie extra-terrestri, per le quali vi sono ancora problemi irrisolti quali l’esposizione alle radiazioni cosmiche o gli effetti debilitanti dell’assenza di gravità (o di una gravità molto diversa da quella terrestre). Su questi aspetti, gli elevati rischi e costi potrebbero scoraggiare piani di investimento da parte di singole o gruppi di nazioni. ESA sta comunque lavorando da qualche anno al progetto Moon Village, con l’obiettivo di studiare e risolvere problemi tecnologici e logistici relativi a un insediamento umano sulla Luna.

Esistono opportunità per le aziende di utilizzare i risultati dei vostri studi? Se sì, quali sono queste opportunità?

Lavorare con ESA rappresenta di per sé un’opportunità per le aziende che decidano ed abbiano le competenze per lavorare nel settore Spazio o nelle applicazioni a esso affini. Questo perché un’azienda si trova a lavorare a stretto contatto con specialisti del settore in grado di far crescere il know-how mettendo a disposizione laboratori e competenze difficilmente reperibili sul mercato o altrimenti troppo costose. Questo è anche il motivo per cui gli stati membri decidono di investire risorse nazionali in ESA che, anche se ha l’aggettivo “Europea” nel nome, è un’istituzione indipendente dalla Comunità Europea con paesi extra-UE tra i propri sostenitori come Canada, Svizzera e (ormai) Regno Unito. Le aziende interessate ad approfondire questo tema possono visitare il nostro sito alla pagina https://www.esa.int/About_Us/Business_with_ESA

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