Guida pratica per mettere in sicurezza il tuo impianto elettrico

Immagine di anteprima per: Rifare l’impianto elettrico, una scelta di sicurezza

Le continue innovazioni normative che, nel corso degli anni, si sono susseguite nell’ambito della sicurezza degli impianti elettrici civili hanno fatto sì che la stragrande maggioranza degli impianti presenti nelle case costruite prima degli anni ‘90 risultassero a dir poco obsoleti. Dalla legge 46/90 alla 17/07 si sono modificati i requisiti tecnici e professionali per coloro che maneggiano tali impianti. Non solo evoluzione normativa ma anche tecnica: nuovi materiali e prassi per rendere più stabile e sicuro l’impianto della nostra abitazione.
Quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero farci capire che è arrivato il momento di mettere mano all’impianto elettrico di casa? Gli indicatori, principalmente, sono tre: il contatore che salta di continuo, delle pericolose scintille che si innescano ogni volta che si accende un apparecchio e anomali odori di plastica bruciata. Impianti vecchi e fatiscenti trasformano la casa in una vera e propria bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro, rappresentando un grave rischio per la sicurezza e la salute delle persone. L’usura del tempo, con la complicità dell’umidità, renderà inaffidabile anche l’impiantistica più recente costringendoci a dormire sonni non proprio tranquilli. Se la vostra abitazione non è di recente costruzione e ha bisogno di qualche ritocchino, potreste approfittare di eventuali lavori di ristrutturazione per intervenire anche sull’impianto elettrico.

Rivolgersi sempre a un professionista
La cosa più importante che in molti segnalano, e che anche noi ci teniamo a sottolineare, è l’importanza di rivolgersi a dei professionisti seri e qualificati. Per questa tipologia di lavori, infatti, è severamente vietato e sconsigliato il fai da te. Le ultime disposizioni normative, infatti, prevedono che l’elettricista attesti che i lavori siano stati svolti “a regola d’arte”. A sua volta il professionista, per poter rilasciare tale certificazione, deve essere in possesso di uno specifico attestato rilasciato da una commissione dalla Camera di Commercio; quando si ha a che fare con la corrente elettrica non si scherza.

Rifacimento vs. manutenzione, gli step
Occorre effettuare una precisazione che ai più sembrerà banale ma che banale non è: la differenza tra rifacimento e manutenzione. Nel primo caso si procede alla realizzazione di un impianto elettrico con quadri, dorsali, tubi e cavi completamente nuovi. La manutenzione, invece, prevede una sostituzione solo parziale di alcune di queste componenti che contribuisce a mantenere efficiente il vecchio impianto. Non solo: benché la manutenzione comporti dei costi minori, con il rifacimento integrale dell’impianto elettrico si potrà godere fino al 31 dicembre 2017 della detrazione fiscale del 50% sui costi sostenuti.

Per realizzare impianti a norma occorrerà eseguire tutta una serie di lavori, incluse le opere murarie per la realizzazione e chiusura delle tracce. In soldoni si tratta di smantellare completamente il vecchio impianto e sostituirlo con uno nuovo. Vediamo quali sono i passaggi previsti. Dopo che i tecnici ai quali ci siamo affidati avranno realizzato il nuovo schema impianto elettrico, da studiare in base alle caratteristiche dell’abitazione, si potrà dare inizio ai lavori che, per comodità, suddivideremo in due fasi.

  • Fase 1: demolizione. Si procederà all’eliminazione del vecchio impianto. Verranno rimosse tutte le prese e il quadro elettrico generale in modo da porre fine all’erogazione di energia elettrica. A questo punto si potranno realizzare le tracce finalizzate alla rimozione dei tubi e dei cavi presenti.
  • Fase 2: ricostruzione. Una volta che la casa è completamente priva del vecchio impianto, si potrà decidere se effettuare nuove tracce per collocare ulteriori punti presa/luce. Fatto questo si passerà all’inserimento dei nuovi corrugati, delle scatole che ospiteranno le prese e del vano destinato al quadro elettrico. Dopo aver richiuso tutte le tracce effettuando intonaci e stucchi si potrà procedere all’infilaggio dei cavi e alla successiva installazione del quadro elettrico e delle prese.

I nuovi quadri dovranno prevedere una linea per le prese, una per le luci, una per il bagno e un’altra per la cucina, oltre che l’interruttore generale. Grazie a questa suddivisione delle linee in caso di guasti e/o problematiche si eviterà di far rimanere tutta la casa al buio e si individuerà più in fretta l’origine del problema. Inoltre le normative prevedono anche un numero minimo di punti presa che varierà a seconda delle dimensioni dei locali e la cui distribuzione dovrà seguire il criterio dell’omogeneità. Il bagno, per esempio, dovrà ospitarne almeno due mentre ad ogni presa telefonica o dell’antenna TV dovrà corrispondere una presa elettrica. Nei locali d’ingresso e nei corridoi è necessario un punto luce ed è obbligatorio installare dispositivi per l’illuminazione di sicurezza, uno ogni 100 mq.

I costi
Tendenzialmente il costo a impianto elettrico va dai 50 ai 60 € per ogni punto luce/presa installato, anche a seconda delle placchette e delle finiture scelte. Quindi se in un appartamento di 90 mq sono presenti 60 punti luce, l’importo si aggirerà intorno ai 3.500 € IVA compresa. A questa cifra si aggiungeranno anche tutte le spese sostenute per le opere murarie: tracce, chiusura delle tracce e tinteggiatura. Quando si tratta di sicurezza non è mai il caso di risparmiare. Alla fine dei lavori ricordatevi di farvi rilasciare la dichiarazione di conformità: non esistono nuovi impianti che non abbiano la certificazione! L’impresa che la rilascia ha l’obbligo di inviarla al Comune entro 30 giorni. Il Comune, a sua volta, la inoltrerà alla Camera di Commercio che verificherà che il professionista sia in possesso dell’abilitazione necessaria.

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