Case pieghevoli, biologiche, passive: il futuro è bioedilizia leggera

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Si sa, la vita di oggi è flessibile, in continuo movimento. Un giorno si lavora in una città, il giorno dopo si cambia. Tra consulenze atipiche e precari equilibri, skill imprescindibile per sopravvivere è la capacità di adattarsi a situazioni liquide e in perenne trasformazione. Ma come può il nostro nido domestico, la nostra casa essere al passo con questi tempi e con le nostre esigenze? Semplice: diventando pieghevole, facilmente trasportabile, economica e possibilmente a impatto zero.
Non è uno scherzo, tutt’al contrario: ci riferiamo infatti alle più recenti news in fatto di bioedilizia, che propongono – davvero, sono già sul mercato! – case biologiche oppure ‘passive’, ossia con massima efficienza energetica, tutte rigorosamente antisismiche ma al contempo removibili e trasferibili in poche ore. Che siano nate per far fonte alla domanda urgente di edilizia residenziale per i territori terremotati o dalla voglia di costruire in sintonia con la natura, queste piccole perle dell’architettura 4.0 rappresentano senz’altro la nuova frontiera dell’abitare. Val la pena allora vederne qualche affascinante esempio.

Dall’Italia: la casa pieghevole

Devo trasferirmi? E perché cambiare casa, se posso piegare (o svitare) la mia e portarmela via? Si può fare con il M.a.di., la casa modulare prefabbricata in legno, antisismica e di classe energetica A, che si piega come un origami, si monta e si smonta in sei ore e si trasporta quasi fosse una grossa tenda da campeggio automontante. M.a.di. è l’acronimo di modulo abitativo dispiegabile, un brevetto tutto italiano firmato dall’architetto Renato Vidal e dal produttore abruzzese Area Legno. Ci vogliono poche ore per realizzarla e un paio di giorni per renderla abitabile. È una struttura ad A composta da profili e tubi in acciaio e particolari cerniere. Con i pannelli solari diventa autonoma energeticamente. E costa 800 euro per metro quadrato comprensivi di trasporto e montaggio se entro 200 km dalla sede dell’azienda (che è a Città Sant’Angelo, provincia di Perugia). Ne esistono tre modelli: da 27 mq, 56 e 84 mq. La trasportabilità è data, tra le altre cose, anche dalle fondamenta a vite.


Dalla Danimarca: la casa biologica

Dalla Danimarca è arrivata pochi giorni fa la notizia della prima ‘casa biologica’, realizzata dallo studio Een til Een. Un’abitazione ‘fatta’ di rifiuti agricoli: cumuli di erba, paglia, alghe, gambi di pomodoro e trucioli di legno, che normalmente sarebbero stati bruciati per produrre energia, sono stati trasformati in materiali da costruzione. Il progetto, realizzato per il nuovo ecopark Biotope di Middelfart, piccolo centro abitato nel sud-est del Paese, nell’isola di Fionia, regione di Syddanmark, è finanziato dal Fondo per la costruzione ecologica del Ministero dell’Ambiente danese. Come per il M.a.di., la struttura poggia su fondazioni a vite, che consentono di rimuovere e spostare l’abitazione senza causare danni al terreno.

Dall’Estonia: Koda, la casa passiva

Anche se non è tra le novità più recenti, ci ha colpito per eleganza e per le sue caratteristiche di leggerezza e sostenibilità anche Koda, il pluripremiato progetto estone presentato alla Tallinn Architecture Biennale 2015, fiore all’occhiello dello studio Kodasema. Prefabbricata e trasportabile, la casa Koda è un concentrato di soluzioni progettuali sostenibili. Sette ore per l’installazione, è realizzata con pannelli prefabbricati di calcestruzzo coibentati, legno e camere d’aria. Il progetto si basa su un complesso ma intelligente sistema energetico, supportato dalla domotica: la casa reagisce alle variazioni di umidità e dei livelli di anidride carbonica presenti nell’aria.

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