Le stanze della casa ai tempi dei selfies

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I social sono un buco della serratura. Un passaggio sempre più dilatato attraverso il quale si intrecciano psicanalisi e architettura, inconscio e interior design. Perché i social ci entrano in casa. Gli apriamo la porta noi, con giri di click e di post. Accogliamo nei rettangoli digitali delle nostre stanze private un pubblico che, nonostante la selettività facoltativa delle impostazioni di privacy, è di solito ben più ampio rispetto alle frequentazioni nella realtà quotidiana. E incastrando i frammenti fotografici del puzzle domestico - un tempo territorio dell’immaginazione per tutti i chiusi fuori- si svela un'immagine colorita della nostra personalità e dei suoi arredi. Il gioco architettonico tra interno ed esterno, dunque, che si è evoluto nel corso dei secoli, diventa oggi, nello svelamento social, un gioco, spesso involontariamente ironico, tra interiorità ed esteriorità. Tra il ritratto di noi stessi che intendiamo suggerire e il panorama rivelatore a tradimento.

Lo psicanalista Jung ci aveva avvisati: la casa e le sue stanze esprimono la sintassi del nostro Inconscio. Quel tipo misterioso, tenace e talvolta irritante che bussa quotidianamente alla porta dei nostri mezzi tecnologici. Le celebrities sembrano non temerlo: le stories di Instagram sono un tripudio di interni, conosciamo ogni glamorousissimo centimetro quadrato di casa Ferragni-Fedez, le copertine dei vecchi dischi in vinile attaccate alle pareti di Fabio Volo, i divani, televisori e play station dei campioni dello sport in relax, i tavoli di cucina pieni di prodotti vitaminico-proteici di modelli e star del fitness. Un'accoglienza vip inimmaginabile in epoche pre-virtuali. La casa non è più il luogo in cui nascondersi.

Anche il più o meno fotogenico mondo della gente comune svela, negli abbinamenti domestico-esibizionistici, delle inconsapevoli sfumature di grigiume o dei segnali rivelatori dei nuovi protagonisti della casa. Ed è un inesorabile invito allo snooping. Ficcanasare, questo è il significato, che in italiano suona meno intrigante. Eppure questa pratica non proprio ortodossa ha ricevuto un'investitura accademica, quando nel 2008 il Professore di Psicologia dell'Università del Texas Sam Gosling, le ha dedicato il libro "Snoop. What your stuff says about you", ovvero cosa rivelano di te gli oggetti che ti circondano. 

Più potente di test psicologici a centinaia di domande, la casa ci fa la spia. Un divano coperto di oggetti può svelare il timore della solitudine, l'archiviazione e la diversità di generi dei libri sugli scaffali indicano il livello di apertura mentale, un certo tipo di disordine si associa a persone estroverse e prive di nevrosi, mentre spesso l'ordine da rivista patinata rappresenta un bozzolo per le proprie insicurezze. Capita, dunque, che, navigando i corridoi virtuali, di selfie in selfie, ci si imbatta in lapsus fotografici. Le panterone che si agghindano con dettagliati intenti seduttivi, ma sullo sfondo di tristissime camere da letto monocromatiche, di una solitudine marrone o marroncina, un nulla tra letto e armadio, senza che appaia un fiore o un libro o una cornice per fotografie che alluda a un minimo di vita appetitosa. I tartarugati coperti solo da una salvietta inguinale, con taglio di capelli modaiolo, sguardo da piùchesciupafemmine e laggiù, alla destra di una tempia rasata, la mensola con le bamboline da collezione della mamma. O le signore dolci come le loro torte di mele, un trionfo di affetti famigliari, ma in grandi stanze così asettiche ed essenziali da non poter nascondere, forse, alcuni sogni lasciati andare.     

A rivelare, poi, un nuovo culto dei nostri tempi, ecco i nuovi angeli del focolare: gli animali domestici.

A loro sono spesso riservati gli scatti davanti a camini, sulle poltrone più comode, sui copriletti soffici, come se gli umani avessero demandato a loro la liturgia della serenità e della pace. Tra gattoni che sembrano statuine di ceramica posate sul bancone di cucina a puntare pentole e padelle fumanti e cagnoni divanati come imperatori, qualche esemplare diventa pure famoso. Come Patato, la tartaruga che percorre ogni giorno in mondovisione la dimensione domestica del bell'Instagrammer e imprenditore Nico Bolzico.  

Rimane, tuttavia, un mistero irrisolto il fatto che le più frequenti esibizioni di bellezza, soprattutto dei giovanissimi, di solito molto attenti a non rischiare cadute di stile, avvengano nei bagni di casa.

Luoghi di specchi, è vero. Di diritto alla privacy. Ma anche potentemente allusivi a quanto di meno bello espelle la nostra fisicità. Ai posteri l'ardua sentenza. Quando si domanderanno come mai gli umani della nostra epoca, in così tante fotografie che forse catturano l'anima, fossero affiancati da un water. 

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