Un futuro da clienti online: la crescita dell'e-commerce in Italia e nel mondo

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Può capitare di chiacchierare di shopping con un cittadino americano medio e di sentirsi dire che, mentre noi italiani ci preoccupiamo delle sorti di quei negozi tradizionali o addirittura storici della città – con deliziosi ricordi di assidue frequentazioni annessi e non tecnologicamente connessi – stretti all'angolo dai colossi del "tutto in un luogo" che in America chiamano mall e qui da noi centri commerciali, laggiù sono proprio i giganti del commercio fisico ad essere già a possibile rischio di estinzione. E il meteorite commerciale che potrebbe decimarli e fossilizzarli ha un nome che risulta sempre più familiare ed attraente anche in Italia: e-commerce.

Se infatti il commercio online negli States, almeno sino a un paio di anni fa, rappresentava ancora soltanto l'11,7% delle vendite totali, è anche vero che a partire dal 2012 ha avuto un processo di crescita costante e si è addirittura rivelato la maggiore fonte di crescita. Gli acquisti online sono, dunque, una realtà incontrovertibile che, pur dovendo fare i conti con servizi, quali quelli di ristoranti e bar, difficilmente riproducibili, ha un tasso di crescita regolare che non può non suscitare quesiti. Sarà una forte alternativa o una rivoluzione? Una convivenza pacifica o turbolenta? Diremo presto addio a sacchetti biodegradabili, borsellini e carrelli?
Amazon, azienda leader nel settore del commercio elettronico, ha già inaugurato il 22 gennaio in via sperimentale a Seattle il suo Go, supermercato intelligente basato sulla combinazione di smartphone e intelligenza artificiale, che non richiede casse, cassieri e relative code. Un esperimento, pare di successo, che applica la tecnologia a un luogo di commercio ancora fisico. Una convivenza intrigante e sofisticata che potrebbe approdare in un prossimo futuro anche nei nostri supermercati.

Convivenza è dunque il trend del momento. I negozi possono ancora alzare le saracinesche e riempirsi della presenza materiale e talvolta ingombrante dei clienti in carne ed ossa. Ma sempre più aziende tendono a concentrare online il proprio giro d'affari, risparmiando sui costi, favorendo i propri clienti con le agevolazioni della rete e utilizzando i negozi fisici, talvolta in numero assai limitato, come semplice vetrina dei propri prodotti. Ci sono, tuttavia, clamorosi casi di divorzio quasi totale. Dai rosei – meglio, dorati – effetti collaterali. Millinsky, ovvero il teenager prodigio parigino Alexandre Daillance, nel 2014, a soli 18 anni, ha creato il suo brand di abbigliamento NASASEASONS e ha sfruttato esclusivamente l'infinito potere internettiano dei social per promuoverla. A colpi di Instagram e di scatti fotografici di impatto, senza alcuna esperienza e preparazione nel campo del marketing, è riuscito a fare indossare i propri prodotti prima a vip influenti e quindi a una vastissima e variegata clientela. Che li ha scoperti ed acquistati online. E- fashion commerce, dunque, che utilizza pochi ed esclusivi negozi fisici solo per "creare rarità" – prodotti speciali e in numero limitato – assicurandosi che vadano esaurite.

E in Italia? Secondo un'indagine condotta da Confesercenti, anche qui l'e-commerce è in crescita continua, al punto da legittimare titoli che iniziano a parlare addirittura di boom. 18mila le attività che nel 2017 si sono occupate di commercio online. 10mila i negozi offline che hanno aperto anche sul Web la propria vetrina. Una crescita provvidenziale e "giovane", che rappresenta una soluzione virtuale e proficua alla difficoltà di trovare un'occupazione: l'età media, infatti, dei merchant è di 39 anni, circa 10 in meno rispetto a quella media dei commercianti offline. Una crescita, anche, tenace e resistente, a prova di crisi economica: nel burrascoso quinquennio tra il 2012 e il 2017, le imprese di e-commerce italiane sono aumentate mediamente di 4 in più al giorno. E nonostante sia la Lombardia ad avere il primato del commercio online, ovvero un quinto di quello totale, è in realtà il Sud a guidarne la crescita, con le sue aziende più che raddoppiate dal 2012 ad oggi.
Ci avviamo, dunque, ad essere un popolo di santi, poeti, navigatori e... clienti online? Presumibile, ma a certe condizioni: come ha sottolineato Confesercenti, occorrerà sanare il dislivello fiscale tra aziende italiane e aziende straniere operanti in Italia, che rende troppo ardua la competizione, promuovere la visibilità, evitare le concentrazioni di mercato e, non ultimo, controllare la piaga online dell'abusivismo e della contraffazione. E tutto questo richiede ben più di un click.

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