Il rifugio costruito con la plastica recuperata dal Po

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Vietato inquinare. Tanto più quando si tratta di un elemento che è sostanza e motore di vita: l'acqua. Se nell'ambiente domestico la salvaguardia di questo bene prezioso e controllato può essere ulteriormente migliorata grazie all'installazione di depuratori domestici - che filtrano sino al 98% delle sostanze contaminanti e potenzialmente tossiche presenti nei tubi - e di addolcitori - che, evitando dannosi accumuli di calcare, offrono vantaggi sia in termini di risparmio sui costi di manutenzione e sulle bollette energetiche sia di riduzione delle emissioni inquinanti -, più complessa è la prevenzione o la risoluzione dei danni quando si tratta di fiumi e mari.

Difficile contrastare, infatti, la totale mancanza di buon senso. Ed è per questo che tanti corsi d'acqua, piccoli o grandi, diventano ricettacolo di sostanze inquinanti o di plastica, che giunge poi al mare con conseguenze catastrofiche. Uno studio di un team di ricercatori tedeschi ha rilevato che il 90% della plastica che finisce negli oceani, circa 4 milioni di tonnellate annue, proviene da solo 10 fiumi del pianeta.

Ma dal nostro Paese giungono notizie confortanti. Più precisamente dal fiume più lungo d'Italia, il Po, che da alcuni mesi è oggetto di una sperimentazione dal nome romantico ma propositivo, Il Po d'Amare. Il Corepla, consorzio nazionale per la raccolta e riciclo degli imballaggi in plastica, in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Castalia, ha avviato, a 40 km dalla foce, il Sea Sweeper, uno spazzino del mare costituito da un sistema di reti di nylon fisse e di imbarcazioni a pescaggio ridotto, per il contenimento e la raccolta della plastica galleggiante o semi affondata che arriva dai fiumi. Più di 730 tonnellate al giorno.

I rifiuti plastici raccolti, nel rispetto di flora e fauna fluviale, vengono poi separati e selezionati presso aziende specializzate, in modo da raggrupparli nelle diverse frazioni polimeriche. Una felice intuizione di Corepla, ispirata dall'attività dell'ONG Waste Free Oceans (WFO), che dal 2011 collabora con aziende del pianeta per trasformare i rifiuti marini in prodotti sostenibili, ha dato un'ulteriore svolta al progetto Il Po d'Amare. Il consorzio ha, infatti, destinato i suoi granuli di plastica riciclata dalla raccolta nel Po, insieme a quella proveniente dalla raccolta differenziata tradizionale, alla realizzazione di un rifugio ecosostenibile, presentato in anteprima alla fiera Ecomondo 2018.

Photo credits: Corepla

Sostenibilità e solidarietà unite in nome del riciclo. Nello stabilimento Storm Board dell'azienda inglese Protomax Plastics, specializzata in produzione di lastre dal riciclo di plastiche miste, i granuli di plastica inviati da Corepla sono stati trasformati in resistenti pannelli edilizi. Utilizzati, poi, per realizzare un' abitazione modulare d'emergenza, funzionale, di piccole dimensioni e facile da montare e smontare. Il progetto, in collaborazione con WFO, intende non solo arginare il grave problema della plastica nei fiumi ma anche focalizzare l'attenzione sulle proprietà di questo materiale. Il Po d'Amare scorre più pulito e solidale. E diventa esempio da imitare: destinazione Atene per i pannelli del prototipo, dove verrà realizzato un rifugio ecosostenibile provvisorio in un campo profughi. I cui rifiuti plastici, in futuro, verranno raccolti e riciclati per essere riutilizzati con la stessa finalità.

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