La casa del futuro? È connessa alla rete

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Chiudere le finestre di casa quando comincia a piovere, anche se siamo ancora in ufficio. Infornare una torta, uscire e monitorare l’andamento della cottura mentre facciamo shopping, spegnendo il forno al momento opportuno senza dover rientrare in cucina. Ricevere un promemoria sul telefonino da parte del nostro frigorifero, che ci ricorda di passare al supermercato per comprare il latte, perché magari è appena scaduto. Trovarsi davanti a un semaforo che diventa verde, semplicemente perché la strada è libera.
Follie? Niente affatto. Sono tutte situazioni possibili se non oggi, in un futuro molto prossimo. Possibili grazie all’Internet delle cose – in inglese Internet of Things o IoT, per chi ama gli acronimi – la nuova frontiera della tecnologia che renderà gran parte dei nostri oggetti connessi alla rete e in comunicazione tra di loro, come lo sono oggi i nostri smartphone o i nostri computer. È solo questione di tempo: alcuni oggetti sono già sul mercato, ma perché la rivoluzione sia completa, mancano ancora alcuni ‘ritocchi’.


Proviamo a riflettere su quanto questa grande innovazione potrà cambiare le nostre vite, e in particolare le nostre case. E soffermiamoci a indagare le molteplici possibilità offerte ad esempio da un elettrodomestico smart: il frigorifero. Parlando in termini abbondantemente realistici, un frigorifero connesso alla rete potrà comunicarci la scadenza dei cibi, guidarci ‘a voce’ nella preparazione di ricette proposte sulla base del suo contenuto e magari dialogare con il forno che imposterà in automatico la modalità e la temperatura ideale di cottura secondo la nostra ricetta. Potremo, attraverso il frigorifero, fare la spesa online o ordinare la pizza a domicilio, ascoltare la radio o vedere ciò che viene trasmesso dalla smart tv che è in salotto. Potrà permetterci di condividere la lista della spesa con gli altri membri della famiglia e mostrarci il suo contenuto mentre siamo tra gli scaffali del supermercato (sempre che andremo ancora al supermercato, per fare la spesa).


Facciamo un passo indietro, e traferiamoci al tempo presente. Alcuni frigoriferi ‘connessi’ sono già in commercio, introdotti nel mercato dalle grandi aziende che attratte dalle tantissime opportunità dell’IoT hanno cominciato ad investire in questo settore già dall’inizio degli anni Duemila. E ora cominciamo a vedere nei negozi i loro primi prodotti. Per il frigorifero, l’elettrodomestico sul quale abbiamo esercitato la nostra fantasia, le principali funzioni IoT attualmente realizzate sono legate in particolare alla diagnostica, al controllo del consumo energetico e alla possibilità di modificare la temperatura in previsione dell’inserimento di grandi quantitativi di cibo. Alcuni modelli hanno già telecamere interne e offrono la possibilità di registrare gli alimenti inseriti nel frigorifero con le rispettive scadenze e ricevere gli avvisi direttamente sullo smartphone, e comporre di conseguenza una lista della spesa. «Una soluzione davvero interessante – ci spiega Silvia Bollani, coordinator testing products di Altroconsumo – che però si dimostra ancora ‘acerba’: difficilmente un utente troverà utile dedicare tempo alla creazione di un inventario del cibo con le relative date di scadenza».
«L’obiettivo dei produttori – continua la Bollani, che ha risposto alle nostre domande sul tema – è arrivare a una tecnologia che permetta al frigorifero, attraverso apposite telecamere, di riconoscere il cibo grazie alla sua forma o a quella della confezione. E attraverso un ‘lettore di etichette’ intelligente, di creare in automatico l’inventario dei prodotti che abbiamo, con le relative date di scadenza. Le telecamere, unite ad altri sensori, potrebbero anche riconoscere la freschezza del cibo, consigliandoci se sia il caso o meno di consumarlo. Infine l’elettrodomestico potrà suggerirci l’acquisto di un prodotto, o direttamente connettersi a uno store online e eventualmente comprarlo».

Alcuni dei modelli attualmente in commercio hanno una sorta di tablet integrato sullo sportello, che permette di connettersi a internet, vedere la tv, navigare e usufruire di tutti i servizi offerti dal web. «Ma i consumatori – continua Silvia Bollani – dopo un iniziale entusiasmo per le funzioni più ‘spettacolari’ si dichiarano interessati soprattutto a quelle funzionalità che possono consentire di limitare gli sprechi di cibo e di energia».

Sono due le ‘criticità’ dell’Internet of things applicato alla casa, sulle quali ricercatori e sviluppatori stanno lavorando: in primis, per una casa del futuro in piena regola, sarà indispensabile progettare una piattaforma digitale che permetta di gestire la casa nella sua interezza, consentendo il dialogo tra noi e tutti gli elettrodomestici, anche se di brand e tipologie diverse.

È impensabile (e ingestibile) l’ipotesi di dover avere una app per ciascun elettrodomestico. Inoltre, con l’IoT avremo sì una maggiore efficienza da parte dei nostri oggetti ma anche un aumento esponenziale della quantità di dati che noi privati forniremo più o meno consapevolmente alle aziende, le quali arriveranno a conoscere anche le nostre abitudini più intime, dal gusto dello yogurt che preferiamo alle marche di birra che beviamo.

Su questi due punti cruciali, risponde di nuovo la nostra esperta: «la penetrazione degli smartphone rende superflua l’introduzione di ulteriori schermi e display negli elettrodomestici e garantisce una migliore compatibilità di sistema se l’interfaccia comune resta un dispositivo che un sistema operativo noto e collaudato come IoS o Android, invece che un software proprietario e diverso per ogni brand. Spostare l’innovazione sul software gestito dal nostro telefonino ci assicurerebbe quindi un notevole vantaggio anche i termini di sicurezza e gestione dei dati».

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