Liberty: l'arte nelle mani dei maestri artigiani

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Il Liberty non stanca mai. Con la sua delicatezza e la sua positività, continua a essere ancora oggi uno stile apprezzato e ricercato. Forse perché le trame floreali e le linee eleganti, che cominciarono a spopolare a cavallo tra Otto e Novecento, rappresentavano l’ambizione e le aspettative di una classe sociale in forte ascesa, che non poteva accettare di perdere la sfida con la meccanizzazione e la produzione in serie. O forse perché Liberty vuol dire anche arte dell’artigianato, e di quei valori dell’Arts and Crafts che hanno spianato la strada al moderno design e che oggi, nell’epoca della globalizzazione, sono tornati prepotentemente di moda.

L’occasione per parlare di Liberty in Italia è il libro di Diego Savani Dentro i palazzi spezzini tra Belle Époque e Liberty, appena uscito per i tipi di Giacché (23,00 €): un lavoro sviluppato a livello accademico dal giovane autore – classe 1988 – intorno alle decorazioni architettoniche moderniste della sua città natale, poi ampliato in occasione della pubblicazione, che presenta tra l’altro un corposo apparato iconografico e alcuni disegni inediti. L’ambito dell’analisi è cronologicamente ben delimitato: le opere ornamentali descritte sono quelle realizzate a La Spezia tra il 1890 e il 1923, dalla Belle Époque alla piena fioritura del Liberty fino alle primizie dell’Art Déco e del primo futurismo.

Oltre che sulle opere in sé, l’autore fa luce anche sugli artefici, facendo nomi e cognomi di artisti, botteghe e corporazioni artigiane attive in quell’arco temporale. I maestri di cento anni fa assomigliano per certi versi agli industrial designer di oggi, sempre pronti a sperimentare nuove forme e nuovi materiali. La differenza è forse in una diversa concezione del lavoro di squadra: in quegli anni il progettista di un palazzo (geometra o ingegnere, non ancora un architetto in senso stretto) considerava il capomastro, ossia il leader nel team di decoratori e artigiani, un consulente imprescindibile per la realizzazione del progetto e la fiducia reciproca tra queste due figure costituiva il vero fondamento su cui poggiava il nuovo edificio.

Savani inizia la sua trattazione con un affondo sul contesto spezzino nel quale attecchì il nuovo movimento artistico. Sottolinea l’importanza dell’Arsenale Militare inaugurato nel 1869, che fu il vero motore della rivoluzione industriale del territorio: solo grazie alle metamorfosi del tessuto economico e sociale della città, attivate dal successo del grande cantiere navale, le botteghe artigiane poterono nascere e crescere e, organizzate in ‘fratellanze’, contribuire non poco allo sviluppo anche culturale della città. Per raccontare poi della Scuola di Arti e mestieri inaugurata nel 1886, dove generazioni e generazioni di falegnami, ebanisti, carpentieri e decoratori sono state forgiate.

Chiarito il contesto, il volume passa in rassegna alcuni degli esempi più significativi della decorazione Liberty della città ligure, proponendo una suddivisione per materiali che, alternandosi all’analisi di alcuni progetti d’insieme, ha il pregio di offrire una splendida visione dell’art nouveau spezzina nel suo complesso. A proposito di ferro battuto, ad esempio, nell’immagine sottostante a sinistra vediamo una foglia di tarassaco – uno degli stilemi più ricorrenti – a decorare l’angolo di un balcone. A destra invece un piccolo capolavoro di Alessandro Mazzucotelli, un bellissimo portalampada a forma di libellula, conservato a Villa Cerreti Marmori.

Proprio Villa Cerreti Marmori, oggi sede del Conservatorio di musica, è uno dei progetti su cui la ricerca si sofferma di più, proponendo anche alcuni disegni preparatori inediti. Tra le perle decorative custodite all’interno di questo palazzo, spiccano per delicatezza e stile i putti musicanti affrescati da Luigi Agretti nel ballatoio, come questo:

Ci sono poi i maestri del legno, suddivisi in due categorie: gli ebanisti, ossia coloro che realizzavano mobili e costruzioni tramite l’intarsio di vari legni, per lo più mogano, acero, ulivo, legno di bosso, biancospino ed ebano. E gli intagliatori, che erano invece specializzati nella creazione di fregi e decorazioni su legno ottenuti con la tecnica dell’intaglio: sulla base di un disegno preparatorio, gli ornamenti venivano incisi su legno, asportando il materiale con ceselli, lime e pialle. Nella foto che segue possiamo ammirare un elegante decoro floreale intagliato di un mobile della gioielleria Traverso in via del Prione:

Per concludere – rimandando alla lettura integrale del libro per scoprire le tantissime chicche del modernismo nella città ligure –, accenniamo al marmo di Carrara, ampiamente presente negli ornamenti architettonici spezzini. Trovo meraviglioso in particolare l’ingresso di villa Nespolo Laiolo, che abbina a un pregevole intaglio del portone e alla decorazione in ceramica raffigurante una testa femminile klimtiana da cui si dipanano fiori di ortensie, una raffinata decorazione del marmo posta a cornice del portale.

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