Riciclare, un’azione che allunga la vita… di tutti!

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È di qualche mese fa il dato secondo cui l’Italia sarebbe al primo posto in Europa quanto a riciclo dei rifiuti. Mentre la media europea si attesta intorno al 37%, quella del nostro Paese raddoppia arrivando a quota 76,9%, un risultato di cui andare fieri.
Il motivo di questo primato prova a spiegarlo il Ministero dell’Ambiente. Anzitutto, si sottolinea, i Paesi del nord Europa tendono a bruciare metà della spazzatura nei termovalorizzatori per produrre energia, abbassando, così, la percentuale dei rifiuti riciclati. Inoltre la media europea tende ad abbassarsi notevolmente a causa dei Paesi dell’est che spediscono in discarica circa l’80% dei rifiuti prodotti. Ecco quindi emergere la leadership del nostro paese.

Riciclare, un gesto altruista
Il rapido e crescente aumento dei consumi provoca, come conseguenza diretta, un impiego a volte selvaggio delle risorse naturali, alcune delle quali limitate e quindi a rischio di esaurimento.
Ogni oggetto di uso comune è strettamente legato alle materie prime con le quali viene prodotto; questo significa che per realizzare qualsiasi bene si è scavato, distrutto, inquinato e alterato l’intero equilibrio dell’ecosistema.
Se iniziassimo a vedere le cose da questa prospettiva ci renderemmo forse conto che la spazzatura che gettiamo potrebbe ancora rappresentare una fonte di ricchezza. Riciclare diventa una priorità, un gesto che fa bene a sé stessi, alle proprie finanze, ma anche all’ambiente e, quindi, agli altri.

Cos’è il riciclo?
Cosa significa esattamente riciclare? Ma soprattutto, qual è la differenza tra riciclo e recupero? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Riciclare: v. tr. [der. di ciclo1, col pref. ri-]. – Nella tecnica, riportare nel ciclo di lavorazione: r. le materie non trasformate; r. l’acqua. Più genericamente, riutilizzare materiali di scarto o di rifiuto di precedenti processi produttivi: r. il vetro, la plastica, le lattine, i rifiuti solidi urbani; r. le acque di scarico; r. la carta inviata al macero.
Questa è la definizione che il vocabolario Treccani dà a questa azione che sempre più possiamo considerare un atto d’amore. Potremmo, addirittura, dire che riciclare significa dare ai materiali una seconda vita facendoli rientrare nel mercato sotto nuove forme.

Ciò è possibile per mezzo di processi di lavorazione e trasformazione speciali con i quali ottenere nuovi prodotti da commercializzare. Si risparmierà energia e materie prime diminuendo le emissioni di gas serra.

Cos’è il recupero?
Quando i rifiuti non possono essere riciclati e, quindi, dar vita a nuovi prodotti, passano agli impianti di termovalorizzazione dove vengono bruciati allo scopo di produrre energia. Si parla di recupero energetico dei rifiuti.
Questa prassi, molto diversa dal riciclo perché pone definitivamente fine alla vita dell’imballaggio, conta tra i suoi benefici il risparmio di materia prima fossile finalizzata alla produzione di energia.
Il recupero viene prevalentemente messo in atto per le materie plastiche, derivate dal petrolio e quindi particolarmente adatte alla combustione.

Smaltimento degli imballaggi, le difficoltà
Gli imballaggi sono il principale rifiuto domestico. Una volta finita la loro funzione primaria siamo soliti smaltirli attraverso la raccolta differenziata. Grazie ad un sistema di consorzi presieduto da Conai e ad operatori privati, i rifiuti da imballaggio vengono raccolti per essere riciclati o recuperati energeticamente.
Gli imballaggi più raccolti grazie alla raccolta differenziata e alla rete di impianti di riciclo sono vetro, carta e cartone. Nel 2015 i Comuni italiani hanno raccolto 1,8 milioni di tonnellate di imballaggi in vetro e 1 milione in carta.
Discorso a parte riguarda gli imballaggi in plastica. Essendo realizzati con una grande eterogeneità di polimeri e additivi, sostanze aggiunte per esaltare alcune caratteristiche, il recupero di questo materiale risulta molto difficile e complesso. I dati del 2015 lo dimostrano chiaramente: delle 900 mila tonnellate di plastica raccolte nei Comuni, solo 520 mila sono state riciclate.
Altra categoria da menzionare a parte è quella dei cartoni per le bevande. Una volta raccolti vengono portati negli impianti di produzione cartaria dove si procede alla separazione della parte cellulosica da alluminio e polietilene. Il meccanismo è semplicissimo: si mette tutto dentro un mega frullatore e, grazie alla sola azione meccanica dell’acqua, i fogli di alluminio e polietilene si separano dalla carta. Quest’ultima viene a sua volta riutilizzata per produrre nuova carta, il resto viene recuperato in altri processi produttivi.

Per un buon riciclo

Affinché il processo di riciclo vada a buon fine e riesca nel migliore dei modi occorre la collaborazione di tutti:

  • i consumatori: devono sapere con certezza dove e come smaltire le diverse tipologie di rifiuto e devono essere consapevoli dell’importanza di questa azione;
  • le istituzioni: oltre ad implementare in ogni angolo del territorio la raccolta differenziata, devono poi sensibilizzare la popolazione a farla nella maniera più corretta possibile. Sensibilizzare ed istruire, sono queste le azioni chiave. Molto spesso, però, nonostante i grandi sforzi, il lavoro delle istituzioni non basta;
  • i produttori: è necessario che in questo processo a tutela dell’ambiente facciano la loro parte anche coloro che producono e commercializzano gli imballaggi. Come? Collaborando con gli enti pubblici per promuovere il corretto smaltimento dei rifiuti oppure dando luogo ad attività che incrementino il riciclo, magari rendendo più consapevoli i consumatori.

Nuova vita alla carta
Ogni giorno gettiamo enormi quantità di carta: giornali, riviste, fotocopie, imballaggi, ecc. Carta e cartone, come si sa, sono di origine organica in quanto ottenuti dalla cellulosa. Quello che forse non sapete è che per produrre una tonnellata di carta bisogna abbattere 15 alberi e usare 440.000 litri d’acqua… ecco perché è importante riciclare la carta!
Riciclare la carta porte con sé tanti vantaggi:

  • tutela dell’ambiente;
  • riduzione dei costi di produzione;
  • minor consumo di energia;
  • minori emissioni.

Come funziona il processo di riciclo di carta e cartone? Una volta che questi materiali vengono raccolti con la differenziata, prima di procedere al riciclo vero e proprio, viene fatta una cernita. Questa selezione serve ad eliminare eventuali materie estranee e a separare le diverse tipologie di carta da macero. Segue la pressatura e la legatura in balle con successivo trasferimento alle cartiere per dare il via al processo di riciclo vero e proprio.

Vediamone le fasi

Alla massa di carta viene aggiunta dell’acqua e si riduce il tutto in poltiglia; a questo punto si procede al filtraggio della poltiglia ottenuta per eliminare le impurità. A seconda dell’utilizzo che si farà della carta riciclata si potrà pensare di aggiungere della cellulosa vergine e/o additivi vari per aumentare la resistenza del prodotto finale o alterarne la colorazione. L’ultimissima fase consiste nello stendere, disidratare e pressare l’impasto per diverse volte fino all’avvolgimento nelle bobine.
Il prodotto finale ottenuto da questo processo può venire utilizzato per diversi scopi: come supporto per la scrittura (quaderni e fogli per fotocopiatrice), come materiale da imballaggio (scatoloni e carta da pacchi), per la realizzazione di sacchi, sacchetti ed astucci pieghevoli.

Riciclare, un gesto che non costa niente ma vale molto
Fare la raccolta differenziata significa rispettare la collettività. Riciclare e recuperare i rifiuti permette di ridurre i danni all’ambiente e alla salute. Possiamo quindi considerare la raccolta differenziata come un gesto di solidarietà verso il prossimo e le future generazioni. Un gesto di buon senso e, soprattutto, di rispetto.
Se la tutela dell’ambiente ti sta a cuore non perderti il prossimo articolo. Affronteremo un altro tema di fondamentale importanza a causa delle sue ripercussioni sull’ambiente, quello della biodegradabilità dei rifiuti.

 

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