Acconto e caparra: no, non è la stessa cosa!

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Acconto e caparra, due istituti molto diversi tra di loro ma che spesso, per scarsa conoscenza o distrazione, vengono ritenuti simili o addirittura interscambiabili. Le differenze, però, ci sono e risultano essere anche piuttosto importanti, dal trattamento fiscale alle finalità.

Acconto
Partiamo definendo cosa si intende con acconto. Con questo termine si fa riferimento ad un pagamento parziale e anticipato del prezzo totale, effettuato prima della stipula del contratto. Si tratta di una sorta di garanzia che si dà al venditore circa la volontà da parte dell’acquirente di concludere l’affare. Di conseguenza l’acconto dovrà essere restituito se il contratto, per qualsivoglia ragione, non si conclude. Fiscalmente questo pagamento anticipato di un debito, sia esso parziale o totale, fa sorgere nei confronti del soggetto che cede il bene o il servizio degli obblighi fiscali di fatturazione, con tutte le conseguenze del caso quali la registrazione della fattura, la liquidazione e il versamento dell’IVA. Se la fattura di acconto non venisse emessa e dovesse esserci una verifica fiscale, verrebbe contestata l’emissione tardiva della fatturazione con l’applicazione delle relative sanzioni. La normativa IVA per le fatture di acconto prevede un’aliquota del 22%. Supponendo ad esempio un acconto di 5.000€ dovrà essere emessa fattura 4.098,36€ di imponibile più 901,64€ di IVA 22%.

Caparra
Per quanto riguarda la caparra è d’obbligo distinguerne le due tipologie. La caparra confirmatoria ha una funzione risarcitoria in caso di eventuali inadempienze del contraente. Quindi, se chi versa la caparra si dimostra inadempiente, l’altra parte può trattenere la caparra e recedere dal contratto, anche senza fornire la prova del danno. Se invece a dimostrarsi inadempiente è la parte che ha ricevuto la caparra, chi l’ha versata ha il diritto di recedere e chiedere indietro il doppio della somma depositata. La caparra penitenziale, invece, è una somma di denaro che una parte dà all’altra nel momento in cui si firma un contratto per evitare il diritto di recesso. In pratica chi decide di recedere deve dare all’altra parte quanto pattuito a titolo di caparra penitenziale: se a decidere di recedere è chi ha già versato la caparra perderà la somma, mentre se a farlo fosse chi l’ha ricevuta dovrà restituire il doppio dell’ammontare. Gli importi pagati a titolo di caparra, avendo funzione risarcitoria, non possono essere considerati come corrispettivi della cessione del bene. Per questa ragione le caparre sono esenti da IVA e non hanno bisogno di essere fatturate. Sarà sufficiente una semplice ricevuta per documentare l’operazione.

La differenza principale che distingue l’acconto dalla caparra è quindi che, mentre il primo non ha alcuna funzione risarcitoria, la seconda vincola e garantisce le parti al raggiungimento di quanto concordato cercando anche di evitare eventuali recessi. Va detto che se non è presente un accordo, la somma versata da una parte verso l’altra viene automaticamente considerata acconto. Solo quel versamento espressamente indicato come caparra verrà considerato come tale, quindi prestate molta attenzione!

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