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Combattere la pirateria informatica grazie alla tecnologia Blockchain

Immagine di anteprima per: Tecnologia Blockchain: una nuova arma per combattere la pirateria online

Codice Civile, articolo 2575: “Tutte le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o l'espressione, formano oggetto del diritto d'autore.” Con questo articolo la legge italiana riconosce e tutela il lavoro di un soggetto che crea opere artistiche, e non solo, che tutti possono utilizzare. Tema da sempre al centro del dibattito pubblico, oggi viene visto da una nuova prospettiva: quella di internet. Con l’avvento del web la pratica del copia e incolla e dello scaricamento selvaggio di contenuti è divenuta prassi comune. I dati sono preoccupanti: quattro italiani su dieci guardano illegalmente film e serie tv causando oltre 1,2 miliardi di euro di danni all’economia del paese. La pirateria si allarga e si radica come costume, complice anche la scarsa percezione del danno da parte di chi commette questi atti (dati Ipsos per Fapav - Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali). 

Come cercare di arginare questo fenomeno permettendo a chi ha messo tutto il suo impegno creativo nella realizzazione di un’opera di ottenere il giusto riconoscimento? In molti propongono di applicare delle sanzioni a chi scarica o consuma illegalmente contenuti audiovisivi, altri puntano il dito contro i siti che propongono illecitamente questi materiali, altri ancora guardano con spavento all’aspetto culturale della situazione, spingendo sulle azioni di sensibilizzazione. La legge diritto d’autore, in questo proposito, non dà ancora nessuna indicazione.

Il contributo della Blockchain tecnology

Gli addetti ai lavori, vista la situazione, sono alla ricerca di possibili soluzioni ed escamotage per ridurre il fenomeno della pirateria informatica. Il mondo della musica, per esempio, ha individuato nella tecnologia che sta alla base della moneta virtuale, la Blockchain, uno strumento utile ed efficace per il riconoscimento della proprietà intellettuale. Si tratta di una sorta di libro mastro di tutte le transazioni avvenute in bitcoin, dove ciascuna rappresenta un blocco della catena (in inglese block chain, appunto). In poche parole, un database pubblico che permette di mantenere traccia di ciò che avviene nel mercato dei bitcoin e che quindi permetterebbe di evitare frodi. Il sistema, infatti, garantisce l’identità digitale di chi ha autorizzato lo scambio dal momento che ogni singolo blocco può essere scritto e modificato grazie alla crittografia; chi ci lavora, a sua volta, lo firmerà matematicamente creando un lucchetto che solo lui è in grado di aprire. 

Le case discografiche utilizzerebbero questo sistema per inserire dentro ogni blocco della catena le informazioni relative ad un brano, o, nel caso di prodotti audiovisivi, a film e serie TV. Naturalmente solo chi ha la chiave di questi blocchi potrà dimostrare di essere l’autore/artista titolare dei diritti. In questo modo si semplificherebbe, e di molto, la vita delle società che raccolgono i diritti per la diffusione di musiche e canzoni. Da alcuni ambienti arriva una proposta che va oltre: creare una carta d’identità digitale per tracciare tutte le opere, idea che ipoteticamente sarebbe in linea con quanto suggerito dal Governo italiano nell’ambito delle consultazioni europee. 

I vantaggi del Blockchain

I vantaggi che deriverebbero dall’adozione della tecnologia Blockchain sono svariati. In primis si avrebbe la creazione di un archivio per il copyright unico, condiviso e diffuso al quale tutte le società di gestione dei diritti avrebbero accesso. Secondariamente si semplificherebbe di molto anche l’iter riguardante il pagamento delle royalties, grazie alla pronta individuazione dell’autore. La filiera diventerebbe più trasparente e si aprirebbero anche nuove ed alternative fonti di reddito. L’unico problema, se così si può definire, riguarderebbe l’individuazione della figura incaricata di scrivere le informazioni dentro ad ogni blocco, colui, cioè, che in caso di plagio o scorretta attribuzione si assumerebbe la responsabilità di quanto comunicato. Questa soluzione andrebbe a giovamento soprattutto delle etichette indipendenti, che rappresentano il 26% del mercato discografico italiano: lo strumento gli sarebbe utilissimo per difendersi non solo dalla pirateria ma anche dalla concorrenza delle major. 

Le tre più grandi SIAE del mondo, quella americana, l’inglese e la francese, hanno siglato un patto con il quale si impegnano a costruire un archivio unico e decentralizzato di brani, basato proprio sulla tecnologia dei blocchi. La Blockchain, con il suo sistema di scrittura univoca e non modificabile, dovrebbe sopperire al problema della comunicazione tra società di diritti, frequentissimi con i sistemi attualmente in uso.

Dal 2008 la Commissione Europea ha aperto il mercato della gestione dei diritti d’autore, quindi chi volesse riscuotere in maniera veloce ed efficiente i crediti derivanti dall’uso delle proprie opere potrà anche decidere o di muoversi in autonomia o di affidarsi alle numerose startup che sono nate e che basano la loro tecnologia sul Blockchain. I tempi canonici dei pagamenti si ridurrebbero dai 18-24 mesi a 90 giorni… Restiamo in attesa di vedere gli sviluppi di questa soluzione.

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