Microplastiche: il veleno del nostro pianeta

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L'inquinamento del mare è un problema in costante crescita che desta parecchia preoccupazione. Sono state scoperte migliaia di tonnellate di plastica nel mare che formano vere e proprie isole dei rifiuti. Ma quello che ancora non è noto a tutti è il problema delle microplastiche, che contribuiscono ad aumentare l'inquinamento nel mondo e l'inquinamento in Italia, raggiungendo anche la nostra catena alimentare.

Cosa sono le microplastiche

Le microplastiche sono minuscoli pezzi di materiale plastico, con dimensioni che variano da pochi millimetri a granelli si sabbia. Queste contribuiscono ad aumentare l’inquinamento nel mondo e, nello specifico, l’inquinamento di mari e oceani, che presentano enormi quantità di plastica. Le microplastiche possono essere principalmente di due tipologie:

  • Microplastiche Primarie, che sono piccole particelle che vengono rilasciate direttamente nell’ambiente e rappresentano circa il 20-30% delle microplastiche presenti nell’oceano. Il 35% di queste particelle proviene dal lavaggio di capi sintetici, il 28% dall’abrasione dei pneumatici durante la guida, mentre la restante parte da processi industriali o da prodotti (ad es. le microparticelle dei prodotti per lo scrub facciale);
  • Microplastiche Secondarie, che sono particelle prodotte dalla degradazione degli oggetti di plastica più grandi, come bottiglie, bicchieri e piatti monouso, imballaggi o reti da pesca, rappresentando circa l’80% delle microplastiche nell’oceano.

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Microplastiche inquinamento plastica monouso

Oltre alle microplastiche esistono delle particelle ancora più piccole, le nanoplastiche, grandi nell’ordine dei micron, così piccole che sono impossibili da campionare con gli strumenti che abbiamo a disposizione al giorno d’oggi. Date le ridotte dimensioni e l’impossibilità di tenerne conto, l’attenzione del mondo si concentra sul problema delle microplastiche, cercando di capire come agire per arginare il fenomeno.

I danni delle microplastiche e l’inquinamento del mare

Secondo gli studi recenti, il Mediterraneo risulta avere la maggiore concentrazione di plastica. Ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e le 130 mila tonnellate di microplastiche finiscono nei mari d’Europa, soprattutto nel Mare Nostrum. Tutti ormai hanno sentito parlare del Pacific Trash Vortex, l’isola dei rifiuti nell’oceano Pacifico, un enorme accumulo di spazzatura galleggiante. Un problema enorme quanto un continente, che continua ad aumentare, tanto che una ricerca ha stimato che entro il 2050 il peso della plastica nel mare supererà il peso dei pesci.

Microplastiche Pacific Trash Vortex

Nel mare più bello del mondo la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti, mettendo a repentaglio la fauna selvatica marina, minacciata dai danni dell’inquinamento. Uno dei problemi principali riguarda il fatto che la plastica non è biodegradabile, ma si fotodegrada, cioè si disintegra in pezzi sempre più piccoli, fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono. Queste piccole particelle vengono ingerite dai pesci, introducendosi nella catena alimentare e, di conseguenza, arrivanno sulle nostre tavole. Diversi studi hanno mostrato come l’essere umano ingerisca in media 4 grammi di plastica a settimana, l’equivalente del peso di una carta di credito.

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Come risolvere il problema delle microplastiche

La risonanza mediatica del fenomeno dell’inquinamento dei mari è cresciuta negli ultimi anni grazie alla diffusione di alcuni report da parte di associazioni come WWF e Greenpeace. L’impegno verso la difesa dall’inquinamento del mare dei paesi del mediterraneo si è fatto sempre più concreto, mettendo in atto una serie di rimedi, come il divieto di produzione e consumo di alcuni oggetti monouso. In diversi paesi ad esempio, è stato emanato il divieto di apporre microsfere di plastica nei prodotti cosmetici.

Alcune organizzazioni no profit internazionali, come “The Ocean CleanUp”stanno lavorando su programmi di pulizia con tecnologie in grado di eliminare la plastica da mari e oceani. Ripulire l’acqua dalle microplastiche però non è una cosa molto semplice e vanno investite molte risorse per studiare i migliori metodi.

Per salvaguardare le spiagge in Italia sono state impiegate delle direttive “Pulisci Spiagge”, soprattutto nelle zone a bandiera blu. Le proposte sono state di vario genere, come il divieto di cannucce di plastica nei drink, o il divieto di fumare. Alcune attività private come lidi o bar hanno lanciato iniziative per il mantenimento della pulizia, promettendo un drink in cambio di un sacchetto di plastica raccolta in spiaggia o di un bicchiere di cicche di sigaretta. Per mantenere lo status delle bandiere blu, alcune località marittime hanno adottato la scelta di seguire le linee guida di Legambiente, con il bollino “plastic free”.

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Microplastiche: quali soluzioni possiamo adottare?

La risoluzione del problema dell’inquinamento del mare è ancora molto lontana, e soprattutto richiede uno sforzo collettivo enorme. Le istituzioni dovrebbero fare in modo di iniziare a vietare l’impiego di certi materiali, o orchestrare in tutto il mondo una serie di interventi per la salvaguardia del pianeta. Ma intanto che aspettiamo una mossa delle istituzioni mondiali, anche noi nel nostro piccolo possiamo fare molto.

Chiunque di noi abbia letto un articolo sull'inquinamento ha avuto modo di comprendere la gravità del problema, e forse ha trovato lo stimolo a cambiare le sue abitudini. Ad esempio, favorire quei prodotti che usano packaging di materiale non plastico e riciclabile (come carta o cartone). A discapito della praticità, sarebbe bene boicottare qualsiasi prodotto di plastica monouso.

Una risoluzione efficace per l’ambiente e che permette di risparmiare è l’installazione di un depuratore per l’acqua. Questo permette di rimuovere tutte le impurità dell’acqua corrente, comprese le sostanze in essa disciolte. Grazie al depuratore, una famiglia di 3 persone può risparmiare decine di migliaia di bottiglie di plastica all’anno e centinaia di euro per il costo dell’acqua.

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