Casa, dolce sostenibile casa: l'eco-design per rinnovare con materiale di recupero

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600.000 tonnellate per 60 milioni di euro: una moltiplicazione di sprechi che grava ogni anno sul nostro Paese, una gigantesca mole di oggetti potenzialmente riutilizzabili, in buono stato e adatti al mercato dell'usato che viene abbandonata all'inesorabile destino dei rifiuti e del relativo, costoso smaltimento. Il Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2018 non usa mezzi termini: l'informazione pubblica e le normative in Italia non favoriscono ancora in pienezza la sostenibilità dei processi produttivi dei beni e l'economia circolare che, se ha fatto buoni passi in termini di riciclaggio, ancora arranca per quanto riguarda la sana e fantasiosa pratica del riuso. Contro gli avidi "mostri" del Consumismo e della imperativa Obsolescenza dei prodotti, già da qualche anno si sono armati piccoli eserciti di Recuperatori, quali i volontari del Restart Project, un movimento di recupero no profit nato a Camden e Brixton, a Londra, ma diffusosi anche in altri Paesi, tra i quali l'Italia, che ha lo scopo, attraverso riunioni in luoghi di aggregazione quali biblioteche o musei, di riparare oggetti tecnologici apparentemente progettati per non risultare riparabili.
Nati in Nord Europa e giunti anche da noi sono poi i Repair Cafè, veri templi del recupero che offrono soprattutto ai giovani opportunità di lavoro e attrezzi per mettere a frutto i propri talenti ai fini della riparazione e del riutilizzo dei beni.
Se nell'illuminata Svezia il governo ha addirittura stabilito un forte taglio dell'Iva sulle riparazioni, in Italia le normative non sostengono ancora a dovere neppure settori già efficacemente operativi, quali i negozi dell'usato o il commercio ambulante. Le carenze a livello governativo e informativo, tuttavia, non devono scoraggiare il popolo sempre più numeroso dei Restarter, che, al grido di "Niente si butta, tutto si ripara", offre servizi e consigli, tra startup e social, a chi, stanco dell'unidirezionale freccia del consumo, preferisce la circolarità di un'economia sostenibile. 

Riparare è buono, dunque. Riutilizzare è pure bello. L'eco-design, infatti, è una sorprendente tendenza in ascesa per arredare, rinnovare, ristrutturare la casa. Utilizzando materiale di recupero, rianimando le potenzialità vintage di vecchi mobili ereditati o dimenticati in soffitta, assemblando creativamente oggetti di scarto di magazzini industriali, unendo tecnologia e natura in pezzi d'arredamento destinati a diventare non più rifiuti ma piccole rarità domestiche.
Movimento nato negli anni '90 grazie alla sensibilità ambientale di grandi nomi del design, in particolar modo l'architetto e designer francese Philippe Starck, l'eco design inventa su ciò che è già stato prodotto. Scommettendo in qualità sulle tre R della sostenibilità - Riduzione, Riuso, Riciclo - per ricordare che bellezza e funzionalità non hanno solo diritti artistici ma anche doveri ambientali.
Proprio in questi giorni, dal 17 al 22 aprile, Il Fuori Salone di Milano presenta all'Isola Design District il progetto Lovely Waste, una kermesse all'insegna dell'eco-design che coinvolge ben 43 designer e 12 aziende. Un'isola di ispirazioni, tra borse create con la carta e contenitori termici per alimenti ricavati dai pannelli in poliuretano dei canali di trasporto dell'aria. Ma anche il Web sgrana le sue perle di riciclo creativo, per farci vedere il mondo degli oggetti come un inimmaginabile caleidoscopio di possibilità di riuso. Basta digitare "riutilizzo" sul motore di ricerca per poter accedere a un serie di video tutorial che di giornali, bottiglie di plastica, flaconi, tappi, retine per le verdure, scatole, buste del caffè, mestoli e quant'altro fosse pronto per il bidone dell'immondizia, fanno vasetti, lampade, cestini, sedili, contenitori e altre soluzioni d'arredamento che, a basso prezzo e a basso impatto, possono elevare il livello di personalizzazione di una casa.

Basic è anche l'attrezzatura necessaria per ricavare soprammobili o utensili: forbici, colla e alcuni accessori facilmente acquistabili. Ma l'arte del riutilizzo può veramente arredare casa. A un sapiente riuso di eventuali mobili vintage si può abbinare la creazione di mobili con materiali di recupero quali il pallet o le cassette della frutta in legno o plastica. Assemblando, impilando, legando, verniciando, questi oggetti modulari sono ottime basi per creare mensole, librerie, mobiletti per bagno, tavolini, sgabelli. Le vecchie doghe del letto possono essere attaccate alla parete in verticale e, con ganci di ferro applicati con buon gusto, possono trasformarsi in comodi "appenditutto". Anche il pallet può essere utilizzato in verticale e trasformarsi, con un po' di estro e di manualità, in separè per la camera da letto, in fioriera per rampicanti o in porta vasi.

In orizzontale, invece, aggiungendo cuscini, può trasformarsi in un divanetto o in una poltroncina. Dopo aver pulito, levigato, verniciato e trattato con anti tarme delle pedane in legno da trasporto merci, si può creare addirittura la base di un letto, con tanto di testiera decorabile secondo il proprio stile.
Arredare, dunque, con il materiale di recupero, ma anche ristrutturare: una tipica cascina piemontese nel cuore delle Langhe, per esempio, è stata completamente isolata, in corso di ristrutturazione, con una miscela di giornali e tessuti riciclati e con fibre di legno, tutti compressi. La multi-ingegnosità dell'eco-design, insomma, ci fa dedurre che, se la bellezza salverà il mondo, sarà una bellezza fantasiosa, intelligente e rispettosa.

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