Le case passive: futuro a impatto zero?

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Si definisce passiva ma ha tanta energia. Richiede una scelta consapevole e un costo iniziale. Ha chiare intenzioni ed è ben strutturata per raggiungere lo scopo. È la casa passiva, la casa del futuro, che ripaga in ecosostenibilità e in coscienza pulita chi sceglie un'avventura architettonica che prenda l'ambiente per il verso giusto.
I Near Zero Energy Buildings – edifici a energia quasi zero – non sono una novità, per chi è attento alle esigenze di questo pianeta in apnea. Già in una pubblicazione del 1978 apparvero le espressioni "casa passiva" o "edificio passivo" e non si esclude che siano state coniate in tempi addirittura antecedenti. Nate in Svezia e adattate alle particolari condizioni climatiche del Nord Europa, si sono diffuse inizialmente in altri Paesi europei come la Germania (in particolare Monaco di Baviera), i Paesi Bassi e l'Austria. E proprio in Austria, a partire dal 2015, le case passive rappresentano lo standard prescritto per tutti gli edifici. In Italia, il primo edificio passivo certificato è stata la sede di un'impresa a Malles Venosta, mentre la prima casa passiva è stata costruita a Bollate (Milano). Un'innovazione che, non accolta qui con la medesima prontezza di altri Paesi, si sta sempre più diffondendo anche sul nostro territorio nazionale, dopo la creazione di uno standard ad hoc studiato per il clima mediterraneo.

Ma passiva a chi? Questa tipologia di casa è in realtà un simbolo privilegiato di una attiva determinazione a salvare l'ambiente dai mai troppo citati danni inflitti dagli impianti termici. Una casa il cui involucro, studiato e progettato per sfruttare al meglio gli apporti "passivi" e quindi gratuiti di cui l'edificio dispone per raggiungere un clima ideale al suo interno, minimizza o azzera l'impatto ambientale degli impianti di climatizzazione invernale e estiva. Risparmio energetico ed economico che si riappropria della complicità della natura, del calore o del fresco che entrano dalle finestre, della presenza stessa degli abitanti della casa. Ma anche del calore emesso dagli elettrodomestici. Una vera e propria orchestrazione di apporti energetici e di materiali di costruzione: legno, mattone o cemento armato per strutture abitative che, attraverso dispositivi passivi e masse di accumulo termico, garantiscono un clima ideale interno adattandosi alle varie condizioni climatiche esterne. Che si viva in città o in campagna, al mare o in montagna, in luoghi dal clima stabile o in altri con elevate escursioni termiche, le attuali tecniche di costruzione sono in grado di rispondere ad ogni tipo di esigenza. Varie aziende specializzate, inoltre, realizzano case passive prefabbricate, solitamente in legno, con valori fissati per il riscaldamento e per le perdite termiche.

L'investimento economico iniziale, tuttavia, è comprensibilmente più elevato rispetto a quello medio di una casa tradizionale. Le cifre variano dall'8 al 20% in più. Costi che possono difficilmente essere standardizzati, perché dipendenti dalle caratteristiche non omologate delle abitazioni. La metratura, l'uso o meno di pannelli solari, la tipologia di finestre adottata, i materiali e anche la tecnica stessa di costruzione rappresentano le variabili da valutare. Ma, come ogni buon investimento, nel giro di pochi anni i costi vengono sensibilmente recuperati, considerando la riduzione dell'80% delle spese per la bolletta elettrica.

Nessuna brutta sorpresa o sacrificio annessi: le case passive funzionano davvero, non costringono ad adattarsi alla salute dell'ambiente rinunciando al proprio confort, non occorre indossare maglioni sovrapposti o plus-coperte nelle stagioni fredde né sventolarsi reciprocamente in famiglia in quelle calde. Tuttavia, una o poche abitazioni sostenibili in un contesto non sostenibile come una città non possono ancora fare la differenza. Se in Germania è stato costruito il più grande complesso al mondo con standard di casa passiva, ben 162 unità abitative per una vera e propria comunità sostenibile, l'Heidelberg Village, e se Masdar City ad Abu Dhabi, progetto di città a emissioni zero costato milioni di dollari, si è invece rivelato un flop, tecniche architettoniche ed educazione alla sostenibilità sono chiamate a percorrere insieme il cammino verso il futuro. L'ambiente chiama, l'architettura risponde. Il resto tocca a noi.

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