La prima tiny house italiana

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Tiny è bello. E mobile. Si potrebbe ipotizzare un futuro di città nomadi e di cittadini del mondo, pronti a mettere in moto la propria mini casa su ruote e ad ampliare gli orizzonti riducendo le proprie esigenze abitative.

Da quando ha avuto origine il Tiny House Movement, negli Stati Uniti negli anni Settanta, il sogno di possedere una casetta dotata di tutti i comfort, progettata come unità stabile abitativa, a differenza di roulotte e camper, ma in grado di liberarsi dagli eccessi di spazio e dai vincoli di luogo, si è realizzato e diffuso in soluzioni design che sono un vero invito a riconsiderare la propria quotidianità in termini di essenzialità e avventura.

Ed ecco che anche l'Italia, dopo il successo dei prototipi di tiny house in Europa, soprattutto nei Paesi nordici, ha il suo primo prototipo, aVOID, realizzato dall'architetto e ingegnere ventisettenne Leonardo Di Chiara. Attratto dall'architettura contemporanea e dalla filosofia del micro living, che ricompone creativamente il rapporto tra spazi e vuoti, il giovane residente mobile ha convertito in tiny house le dimensioni della sua stanza di casa: 9 mq per arredi design in legno che, grazie a rotazioni e incastri, si possono nascondere dietro le pareti grigie quando non utilizzati. 


© Copyright Anna Fontanet Castillo

Casetta green completamente autosufficiente, aVOID è dotata di pannelli fotovoltaici e batteria per utilizzare l'energia solare, di sistemi di depurazione e di riutilizzo delle acque grigie, di una compost toilet e della capacità di assorbire calore in inverno e di riflettere la luce solare in estate.

Mentre sulla Tiny House Map continuano ad aggiungersi ogni giorno puntini sul censimento open source, a conferma dello sviluppo di questo movimento, che attrae o per motivi economici -e in questi casi non sempre è vissuto idilliacamente, perché il micro living non è per tutti e richiede una scelta consapevole e non di necessità- o per motivi etici -l'essenziale vs il consumismo-, Di Chiara auspica per il futuro un Migratory Neighborhood, ovvero un quartiere nomade che possa spostarsi in città, secondo le norme dell'amministrazione comunale, utilizzando spazi non utilizzati stagionalmente, come potrebbero essere i parcheggi delle scuole durante le vacanze estive.

Consapevole del fatto che una tiny house può diventare un sogno se realizzata su misura e personalizzata, ma anche un incubo se realizzata in serie, a costi inferiori ma con tutti i limiti che può comportare, l'architetto ne sottolinea, tuttavia, la potenziale importanza come risposta alle sfide delle città e società contemporanee, tra flussi migratori e crisi economiche.
Partita da Berlino a fine marzo, aVOID è giunta a Roma l'11 maggio ed è rimasta sino al 30 presso il giardino del Goethe-Institut. Un gioiellino di micro-funzionalità e di indipendenza sostenibile, per chi è in grado di aderire con piena convinzione allo slogan di tendenza "less is more".

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