Imballaggi: protezione della salute e dell'ambiente.

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Il packaging è, nella sua accezione più scarna e semplice, la confezione di un prodotto. Di fatto, però, la sua utilità va ben oltre questa definizione: si tratta di uno strumento fondamentale per qualunque impresa di produzione, infatti le sue funzioni sono molteplici ed assolve a scopi anche molto diversi tra loro. In particolare, il packaging serve a proteggere e trasportare il prodotto, garantendone l'integrità, ma anche a veicolare un messaggio (peraltro molto più chiaro di quanto ci si immagini) agli interlocutori esterni all’impresa, migliorare l’esperienza d’acquisto del consumatore, fornire utili informazioni e molto altro. In altri termini il packaging ha cessato da tempo di essere un mero contenitore, assumendo tutta una serie di nuovi e cruciali attributi.

Le funzioni dell’imballaggio
Come accennato, da un punto di vista pratico il suo scopo è quello di contenere un prodotto in modo da poterlo vendere e trasportare al meglio. Tra contenuto e contenitore, tuttavia, si instaura una vera e propria simbiosi, che porta spesso a concepire il prodotto confezionato come un’entità del tutto nuova ed autonoma rispetto al prodotto e alla confezione considerati separatamente. Adottando questa prospettiva, si comprende quanto sia importante che il packaging riesca, oltre che a contenere il prodotto in sè, anche a:

  • proteggerlo da possibili traumi e contaminazioni;
  • preservarne le caratteristiche;
  • informare il consumatore;
  • presentarlo adeguatamente.

Il tema appena accennato della presentazione del prodotto ci porta dritti alla seconda fondamentale funzione del packaging, quella comunicativa.

In quest’ottica rientra lo sviluppo della veste grafica dell’imballaggio stesso, che, quando ben concepita, sarà in grado di influenzare le decisioni di acquisto e gli atteggiamenti del consumatore più di quanto immaginiamo. Il processo creativo finalizzato alla realizzazione di un imballaggio efficace deve tener conto del contenuto, del target e della immagine del marchio produttore.

Il Packaging alimentare

Quando l’imballaggio è destinato a proteggere un prodotto alimentare, allora dovrà svolgere anche un altro importantissimo ruolo: quello di preservarne la qualità, il sapore, la consistenza, le caratteristiche nutrizionali e la freschezza di ciò che contiene, possibilmente senza l’aggiunta di conservanti e additivi.
Per evitare che si verifichino i processi deteriorativi a cui gli alimenti sono naturalmente sottoposti, essi devono essere messi al riparo da luce ed aria, le principali cause di un eventuale danneggiamento. Per questo motivo gli imballaggi alimentari sono concepiti sin dal principio per fungere da vera e propria barriera contro questi fattori. Aria e luce, infatti, accelerano il naturale deterioramento di tutti gli alimenti e vanno ad alterare il sapore ed il valore nutrizionale.
Questo spinge i produttori di imballaggi a cercare soluzioni che aumentino le capacità protettive del packaging e dunque la vita utile del prodotto, ma il guaio è che a volte tali soluzioni possono risultare dannose per il nostro corpo e per l’ambiente. Gli imballaggi più sicuri sono quelli che preservano la qualità degli alimenti e la sicurezza e la salute dei consumatori. Sono fabbricati con materie prime e inchiostri controllati e certificati, che non rilasciano negli alimenti sostanze tossiche, come metalli, ftalati e BPA, e che consentono la corretta conservazione dei cibi senza l’aggiunta di conservanti, grazie a trattamenti termici come la sterilizzazione ad alta temperatura (UHT). È ​l'utilizzo di sostanze chimiche, utilizzate allo scopo di allungare la vita dei prodotti alimentari presenti sugli scaffali dei supermercati, rappresenta una grossa minaccia per la salute di ognuno di noi. Stiamo parlando dei cosiddetti conservanti, il più utilizzato dei quali è l’anidride solforosa (nota anche con la sigla “E220”), di cui succhi e vini sono ricchi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica in 0,7 mg/kg di peso corporeo la quantità massima giornaliera di questa sostanza; superata tale soglia l’anidride solforosa risulta tossica per l’organismo. Il problema è che questo tipo di regolamentazione non tiene conto del cosiddetto “effetto accumulo”: ognuno di noi ingerisce prodotti imballati più volte durante la giornata, quindi non conta solo la quantità di sostanze nocive contenute in un solo prodotto, quandanche fosse al di sotto della soglia massima consentita, ma la quantità complessiva che ognuno di noi accumula durante l’intera giornata.
Considerato quanto detto finora appare chiaro che l’unico modo per essere assolutamente sereni e avere la certezza di fare la cosa migliore per la nostra salute e per il nostro pianeta, è scegliere responsabilmente i prodotti che acquistiamo, orientandoci su quelli che sono confezionati in imballaggi sicuri e a ridotto impatto ambientale.
La scelta della materia prima fa una grande differenza. Di regola, maggiore è la percentuale di materia prima rinnovabile, minore è l'impatto sull'ambiente. Gli imballaggi realizzati con materie prime finite, come metallo, petrolio o silicio non sono rinnovabili. Il vetro è fatto partendo da sabbia, la plastica da petrolio, mentre materiali come la carta provengono da fonti rinnovabili, fonti cioè in grado di rigenerarsi. La cellulosa che compone la carta proviene infatti dalle piante, le quali utilizzano l'anidride carbonica dell'aria per crescere. Quando questa biomassa viene utilizzata si procede alla ripiantumazione dell’area affinchè un nuovo ciclo possa ripartire, trasformando altra anidride carbonica in biomassa. In poche parole si può concludere che si tratta di un gioco a somma zero in termini di consumo di risorse primarie e che contribuisce a limitare l’incremento di anidride carbonica in atmosfera, responsabile del riscaldamento globale. 

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