Quando è possibile dare le dimissioni per giusta causa

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In alcuni casi per un lavoratore risulta impossibile continuare il rapporto lavorativo, e le dimissioni per giusta causa possono essere presentate per svariati motivi, purché validi e riconosciuti dalla legge.

Talvolta il lavoratore non può proseguire il rapporto di lavoro per motivi personali, come problemi di salute, cambio di città, ecc.; in altri casi può riguardare il rapporto con il proprio datore di lavoro, come mobbing, molestie sessuali ed altre circostanze che analizzeremo.

Solitamente il lavoratore che intende interrompere il rapporto di lavoro deve dare un preavviso di dimissioni in tempo utile. Se non si rispetta questo obbligo di preavviso il lavoratore deve corrispondere al datore di lavoro un’indennità di mancato preavviso. Ci sono però alcuni casi previsti dalla legge in cui il lavoratore può dare le dimissioni senza preavviso, e può anche richiedere di risolvere immediatamente il rapporto e chiedere il pagamento della relativa indennità sostitutiva.

E’ un campo pieno di insidie, quindi è consigliabile farsi seguire da un avvocato esperto in tema di lavoro.

Analizziamo quando è possibile dare le dimissioni per giusta causa.

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Tutte le motivazioni possibili

La giurisprudenza ha stabilito quando è possibile dare le dimissioni per giusta causa. Nello specifico possiamo elencare tutte le motivazioni possibili:

  • la mancata retribuzione continuativa e reiterata nel tempo;
  • la mancata erogazione retributiva può riferirsi anche alle sole mensilità aggiuntive della tredicesima, della quattordicesima, ecc.;
  • la mancata regolarizzazione della posizione contributiva del lavoratore;
  • l’omesso versamento dei contributi previdenziali;
  • le molestie sessuali;
  • il mobbing, vale a dire quel comportamento vessatorio da parte di superiori o di altri colleghi che comporta il crollo dell’equilibrio psico-fisico del lavoratore;
  • le mutate condizioni di lavoro a seguito di cessione dell’azienda;
  • lo spostamento del lavoratore da una sede all’altra, senza che ci siano reali motivazioni e comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive;
  • l’affidamento di determinate mansioni al lavoratore che di fatto sono prive di qualsiasi contenuto;
  • il tentativo dell’impresa di coinvolgere il dipendente in attività illecite e criminali;
  • le mancate precauzioni necessarie per tutelare la salute psico-fisica professionale del lavoratore, violando di fatto il precetto di cui all’art. 2087 del codice civile;
  • adibire il lavoratore al lavoro notturno, come modalità normale e stabile di svolgimento del rapporto di lavoro e la mancata attuazione delle procedure previste dalla legge.

Quando è possibile dare le dimissioni senza preavviso?

Oltre alle motivazioni citate, ci sono anche altre circostanze che prevedono le dimissioni senza preavviso, anche in base alla tipologia del rapporto contrattuale del lavoro. Non è previsto il preavviso di dimissioni nelle seguenti circostanze:

  • recesso durante o al termine del periodo di prova;
  • risoluzione del rapporto allo scadere del contratto a tempo determinato;
  • risoluzione consensuale, quando entrambe le parti decidono di interrompere il rapporto lavorativo;
  • durante i periodi di sospensione dal rapporto per intervento della Cassa integrazione.

 In alcuni casi è legittimo, o addirittura previsto dalla legge, che al lavoratore dimissionario sia riconosciuta la relativa indennità sostitutiva del preavviso. Ciò avviene nei seguenti casi:

  • per dimissioni presentate dalla lavoratrice durante la gravidanza e dalla lavoratrice o dal lavoratore (che abbia usufruito del congedo di paternità) durante il primo anno di vita del bambino;
  • per dimissioni per giusta causa dovute a comportamento ingiurioso e offensivo del datore di lavoro, retribuzione non corrisposta, molestie sessuali, trasferimento della sede di lavoro oltre i 50 chilometri.

Secondo l’art. 2119 c.c. il lavoratore può dimettersi per giusta causa quando sussistono gravi impedimenti a proseguire il lavoro, anche provvisoriamente, o quando ci siano gravi azioni od omissioni da parte del datore di lavoro. In questi casi il lavoratore ha diritto a ricevere un’indennità di disoccupazione, a patto che ne abbia i requisiti necessari per richiederla.

Quando è prevista la nullità?

Ci sono alcuni casi in cui le dimissioni per giusta causa non sono ammissibili, e sono i seguenti:

  • per il mutamento dell’assetto azionario della società alla quale appartiene l’impresa;
  • per lamentele che riguardino una situazione già conosciuta dal lavoratore nel momento dell’assunzione ed accettata tacitamente con l’incarico.

Per questo motivo è opportuno avvalersi della consulenza legale di un avvocato o di un sindacato.

In alcuni casi si parla invece di nullità o di annullabilità delle dimissioni. Si verifica la nullità delle dimissioni nei seguenti casi:

  • le “dimissioni in bianco”, cioè un atto di dimissioni sottoscritto dal lavoratore al momento dell’assunzione e consegnato al datore di lavoro, che ne può far uso quando ritenga più opportuno utilizzandole come strumento di ricatto;
  • l’atto di dimissioni predisposto dal datore di lavoro è valido, ma deve essere firmato o presentato dal lavoratore se e quando questi lo ritenga opportuno.

Si verifica invece l’annullabilità delle dimissioni nei seguenti casi:

  • per dimissioni rassegnate dal lavoratore dinanzi ad una minaccia del datore di lavoro di licenziamento in caso di rifiuto, a patto che tale minaccia venga provata in giudizio e configuri di conseguenza un licenziamento illegittimo;
  • per dimissioni rassegnate dal lavoratore che al momento del compimento dell’atto era, anche solo parzialmente o temporaneamente, incapace di intendere o di volere;
  • per dimissioni del lavoratore nel caso in cui la sua volontà di recedere dal rapporto di lavoro sia stata riconosciuta forzata o comunque viziata.

Durata, tempo, modalità e forma delle dimissioni

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Il periodo di preavviso delle dimissioni viene solitamente stabilito dai contratti collettivi (CCNL), e cambia a seconda della categoria dei lavoratori, del loro livello di inquadramento e dell’anzianità di servizio.

Nel periodo di preavviso delle dimissioni sia il lavoratore che il datore hanno gli stessi diritti e doveri del contratto di lavoro. Le modalità su come dare le dimissioni vengono indicate dai contratti, la maggior parte dei quali richiede la forma scritta, cioè una lettera di dimissioni, consegnata a mano. Altri contratti invece richiedono l’invio di una lettera raccomandata.

La lettera di dimissioni ha come scopo proteggere e tutelare lo stesso lavoratore, poiché formalizza l’intenzione di interrompere un rapporto lavorativo. Anche i tempi necessari per inviare la lettera di dimissioni vengono regolati dagli stessi contratti. Le dimissioni possono decorrere dal primo o dal quindicesimo giorno del mese, oppure possono essere date in qualsiasi momento in base al contratto stipulato.

Le dimissioni per giusta causa hanno effetto immediato, indipendentemente dall’accettazione o meno da parte del datore di lavoro, e diventano irrevocabili nel momento in cui lo stesso datore di lavoro ne viene a conoscenza. La revoca delle dimissioni può verificarsi solo nel caso in cui è inoltrata prima che il datore di lavoro ne venga a conoscenza. I giorni necessari per il preavviso devono essere giorni lavorativi e non feriali, oppure coperti da malattia o infortunio del lavoratore.

Ci sono dei casi particolari relative alle modalità di dimissioni che è opportuno conoscere. La legge richiede infatti l’adempimento di specifiche formalità nei seguenti casi che meritano una tutela particolare:

  • le dimissioni del lavoratore o della lavoratrice, presentate nel periodo intercorrente tra la richiesta delle pubblicazioni di matrimonio e un anno dopo la celebrazione delle nozze, devono essere confermate entro un mese alla Direzione provinciale del lavoro. In mancanza di conferme le dimissioni sono da considerare nulle;
  • le dimissioni del lavoratore o dalla lavoratrice, durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di adozione o affidamento, devono essere convalidate dall'Ispettorato del lavoro.

Per non incappare in tranelli burocratici o commettere errori di natura giuridica è opportuno rivolgersi ad un avvocato o ad un sindacato per avere assistenza e tutela legale.

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