Una casa pensata per il benessere di chi la abita (e non solo)

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Ci sono case che ti conquistano al primo sguardo. E che hanno il potere, quando ci sei dentro, di dettare al tempo che scorre un ritmo diverso. Proprio come quando ci si trova ad ammirare un’opera d’arte o ad ascoltare una sinfonia.
Questa ‘magia’ l’abbiamo provata nella dimora di Fabio Festinese. 43 anni, fonico e musicista di mestiere e per passione, con una forte predisposizione al viaggio e all’incontro con gli altri, nel 2010 ha acquistato a un prezzo d’occasione un appartamentino agli ultimi due piani di una palazzina nel centro storico di Reggio Emilia, che ha completamente ristrutturato con l’aiuto di un muratore, di un falegname e di un architetto professionisti. Dall’accurato lavoro di ricostruzione è nato mi hogar – così Fabio chiama il suo ‘nido’ – che oggi è anche, tra l’altro, una bellissima pagina Facebook.

«Mi dicono sia una casa ‘piena’ e calda, ricca di dettagli dentro ai quali a molti piace perdersi» – racconta. E a riempiere lo spazio è, soprattutto, la musica. Non solo la voce di Ben Cooper dei Radical Face, trasmessa da un impianto audio perfettamente calibrato, che ci accoglie al nostro arrivo, ma anche un insieme di oggetti che rimandano all’idea di un mondo sonoro e musicale in costante vibrazione. L’occhio cade immediatamente su un mobile di legno cinese a due antine, di splendida fattura, acquistato da un antiquario locale: vi è appoggiata una radio d’epoca funzionante – su per giù anni Quaranta – appartenuta alla zia del proprietario di casa. Al di sopra, appesi alla parete, un disco in vinile e una chitarra elettrica, che fa il paio con un secondo modello, stavolta classico, accomodato tra i cuscini del divano. Di fronte, un altro ‘pezzo’ proveniente dall’Oriente, un tamburo che funge da tavolino. E oltre alle tante partiture aperte disordinatamente un po’ in ogni stanza, nell’angolo cucina scorrono le note di una Bourrée di Bach: le piastrelle sono state commissionate e realizzate su misura.

Mentre il profumo di incenso pian piano ci inebria, dalla zona giorno saliamo al piano superiore. Il parquet di rovere, il soffitto di legno, i tappeti etnici, un sacco di caffè brasiliano, alcune opere artistiche disegnate su tela di juta: mi accorgo che a dialogo con l’immaterialità delle vibrazioni musicali c’è la materia più grezza. E non mi smentisce un poetico corridoio che conduce alla ‘stanza degli ospiti’: è un sentiero di tronchi (veri) incastonati su un letto di ghiaia bianca.

Il susseguirsi di continui contrasti è una delle caratteristiche che dà personalità a questa abitazione. Materiale e immateriale, nuovo e antico, caldo e freddo. I due piccoli bagni, ad esempio, sono poli opposti: nel ‘calidarium’, con le pareti tinteggiate di rosso, la temperatura dell’ambiente è sempre alta e l’ambiente umido, grazie a un sistema di riscaldamento che, a prescindere dalla regolazione termica del resto della casa, riscalda 24 ore su 24. Una sorta di area di puro relax, di conforto sempre a disposizione. Nel ‘frigidarium’ non è meno accogliente il blu intenso acqua marina, possibilmente del colore ‘mar Egeo’, rievocato anche attraverso preziosi ninnoli, come i gusci dei ricci di mare appoggiati al piccolo lavandino, oppure un accessorio a forma di sole.

«Tutto è stato pensato e creato – Fabio continua a spiegare – per poter essere ‘usato’ da me, ma anche da chiunque ci entri: dai colori, ai materiali, alla luce fino ai suoni, profumi e temperature; insomma il risultato estetico è conseguenza di una prima riflessione puramente pratica, volta al benessere e al piacere psico-fisico».

Accennavamo al fatto che il proprietario di questo piccolo mondo ami aprire quanto più spesso possibile le porte della sua casa a ospiti, amici e couchsurfer di tutto il mondo. E ciascuno di loro è invitato a lasciare una traccia del proprio passaggio. Non banalmente, bensì su un foglio di carta dattiloscritto con una macchina di qualche decennio fa. «Sai cosa mi stupisce? – mi dice Fabio – che i più giovani non sappiano come si fa ad andare a capo».

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