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Ponteggi in condominio: di chi è la responsabilità in caso di furto?

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I ponteggi tipicamente impiegati per le opere edilizie, essendo delle strutture temporanee per compiere lavori in alta quota, devono prevedere una ben definita serie di precauzioni al fine di prevenire cadute non solo di persone ma anche di cose.

Il decreto legislativo 81/2008 contiene le indicazioni che riguardano i ponteggi per l’edilizia metallici alla scopo di garantire la sicurezza di chi vi lavora. Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, queste disposizioni non vengono attuate, ma si tratta di accorgimenti che se adottati contribuirebbero ad evitare numerose morti bianche. Le prassi riportate nel decreto riguardano il montaggio ponteggi ma anche buone norme di utilizzo. Anzitutto è vietato il deposito di materiali. Il peso di questi e delle persone presenti momentaneamente sull’impalcatura deve essere sempre inferiore a quello consentito dalla resistenza strutturale del ponteggio. Inoltre gli attrezzi presenti sull’impalcatura durante i lavori non devono ostruire le passerelle e i ponti in modo da garantire un facile passaggio. I montanti devono superare di 1,20 metri l’ultimo impalcato così da poterci montare dispositivi che garantiscano la sicurezza anche di chi lavora lassù. Tutti gli elementi (ponti, passerelle, andatoie) posti a più di 2 metri di altezza devono essere provvisti su tutti i lati di parapetti. Nel caso in cui vengano impiegati ponti a sbalzo, la loro costruzione deve rispondere a precisi procedimenti di calcolo e garantire stabilità e solidità. Impalcati e ponti di servizio devono avere tutti dei sottoponti di sicurezza ad una distanza non superiore ai 2,50 metri. Andatoie e passerelle devono avere una larghezza non inferiore ai 60 centimetri se destinate al passaggio di persone e a 1,20 metri se prevedono il passaggio di merci.

Le impalcature edili utilizzate per svolgere lavori di manutenzione molto spesso possono trasformarsi in pericolosissime vie di accesso alle abitazioni. Questo fenomeno si verifica principalmente nei condomini. Ma in questi casi di chi è la colpa? Dell’azienda che sta svolgendo i lavori, nonché proprietaria delle impalcature, o del condominio, che dovrebbe verificare che chi effettua le opere stia seguendo tutte le buone norme del caso? 

“Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito” recita l'articolo 2051 del codice civile. Questo significa che il custode del bene dovrebbe essere considerato sempre responsabile a meno che non dimostri che l’evento verificatosi sia frutto del caso fortuito, ossia di un evento imprevedibile ed imprevisto. Il danneggiato, per ricevere un risarcimento, dovrà dimostrare il nesso causale tra quanto accaduto, il furto nel suo appartamento, e la cosa, ossia l’impalcatura. Il problema, nello specifico, sta nel capire a chi richiedere i danni: ditta, condominio o entrambi?

Il tribunale di Milano, in una sentenza del 2002, stabilisce che devono essere dichiarati responsabili del furto avvenuto per mezzo dell’impalcatura tanto l’azienda edile esecutrice dei lavori quanto il condominio. La prima, qualora non avesse messo in atto soluzioni finalizzate ad impedire l’accesso agli appartamenti tramite il ponteggio, il secondo, nella persona dell’amministratore, se non avesse dotato l’impalcatura di adeguato sistema d’allarme. Dieci anni più tardi anche il tribunale di Bari si trova in linea con la sentenza precedente: “poiché è noto che le impalcature ed i ponteggi costituiscono, di per sé stesse, una facile agevolazione per i ladri, sia l’imprenditore che il condominio hanno l’obbligo di mettere in atto adeguate forme di tutela volte ad evitare l’accesso agli appartamenti condominiali, come, ad esempio, la sistemazione di un apparato antifurto.” Naturalmente le responsabilità sono di diversa natura: quella della ditta deriva dalla violazione del divieto di neminem laedere, ossia di non ledere la sfera giuridica altrui, quella del condominio dalla violazione del dovere di custodia.

Anche la Corte di Cassazione nel corso degli ultimi 30 anni ha emanato una serie di sentenze e, secondo la prevalente giurisprudenza, potremmo dire che in caso di furto in appartamento compiuto avvalendosi delle impalcature posizionate per i lavori di ristrutturazione dell’edificio condominiale, si configura la responsabilità civile per aver apportato ad altri un danno ingiusto sia nei confronti dell’impresa, che non ha dotato l’impalcatura di adeguate cautele per impedirne l’uso anomalo, sia nei confronti del condominio per un duplice titolo: come custode dell’edificio, e quindi in dovere di vigilare su di esso, e per non aver sorvegliato sull’operato dell’impresa appaltatrice (oppure per averne scelta una inadeguata). Appare chiaro ed evidente come l’omessa custodia, in termini di mancata sorveglianza dell’impalcatura, sia l’elemento in grado di determinare l’attribuzione della responsabilità civile in capo alla ditta costruttrice, al condominio o ad entrambi. Per quanto riguarda l’inquilino che subisce il furto questo non può mai essere dichiarato responsabile, non potendo considerarsi direttamente parte del contratto di appalto, stipulato con il condominio.

Tirando le fila del discorso: la Corte di Cassazione ha ritenuto che debba essere imputata la responsabilità all’impresa appaltatrice ogniqualvolta questa non abbia adottato gli opportuni accorgimenti finalizzati a scongiurare il furto, agevolando in tal modo i colpevoli. A sua volta anche il condominio, rappresentato dalla figura dell’amministratore, può vedersi imputata la responsabilità del furto quando non vigila in maniera corretta sul fabbricato e sull’operato della ditta appaltatrice.

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