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L’esempio dell’Associazione Amici di Edoardo

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Alla voce "serramento", il dizionario indica una struttura mobile destinata a chiudere le aperture lasciate nei muri degli edifici. Ma Matteo Albertini, figlio del proprietario e fondatore della nota azienda italiana di serramenti Mare, ha uno slogan per la vita che è un invito a scardinare chiusure, limiti, sovrastrutture: "Puntare alle stelle per arrivare al cielo".
Venditore, imprenditore, innovatore, Matteo Albertini ha una storia personale e un'energia incontenibile, a prova di qualsiasi serramento. Perché "il capitale umano" non è per lui una bella espressione astratta da film ma un progetto concreto per storie di vita possibili. Le storie sprecate, spesso. Quelle cui va offerto un prologo, per iniziare a intravedere una trama.


Formazione ad alto quoziente di empatia
Non può stupire che Matteo Albertini, direttore vendite della ditta di serramenti Mare, sia stato scelto come formatore ad “alto quoziente di empatia”, dall'Associazione Onlus Amici di Edoardo, che da anni si occupa della formazione e dell'inserimento nel lavoro di ragazzi e ragazze che approdano nel nostro Paese senza studi, lavoro e prospettive.

“Il progetto di collaborazione” spiega Matteo “è nato dalla necessità di farsi vedere online con una certa ottica. Quando siamo venuti a conoscenza di questa Associazione, ci ha subito colpiti per la sua sincerità, immediatezza e concretezza. Offre una soluzione a un problema estremamente pratico e attuale, non solo formando ragazzi che provengono da realtà di difficoltà e disagio, ma anche dando loro uno sbocco diretto nella realtà lavorativa, che diventerà piano piano indipendente, gestita dai ragazzi stessi, con tutta la struttura di sostegno che c'è e deve esserci dietro. Io ho una onlus mia, sono già a contatto con ragazzi giovani, di varie etnie, e mi appassiona conoscere culture diverse. Quando ho conosciuto i ragazzi del mio corso di formazione, si sono rotti gli argini. Mi hanno subito conquistato. Hanno ciò che manca spesso ai giovani che vengono ai colloqui di lavoro. Hanno fame. Fame di successo. Fame di realtà. Fame di concretizzare qualcosa che credono sia irraggiungibile, quando invece lo hanno davanti, ma non riescono a vederlo.”

Matteo ama il suo Paese e intende contribuire a fare in modo che le persone che vi giungono da lontano possano diventarne delle risorse insostituibili: "Abbiamo bisogno di rinnovarci, di rinfrescare. Non possiamo fermarci a un aspetto culturale su binari, come fossimo nel '500, ma con i computer. Bisogna affrontare le nuove realtà e trovare una soluzione. Se ho un buco nel muro, lo tappo, non mi metto a lamentarmi che ho freddo in casa.”

Amici di Edoardo Onlus e il Progetto Quattrovie
Ad accompagnarlo in questa avventura creativa e concreta è il giovane educatore dell'Associazione Leonardo Malvasi, che racconta la storia in progress del progetto: “Amici di Edoardo Onlus è nata vent'anni fa, fondata dalla Signora Rosa Milesi in memoria del figlio, prematuramente scomparso, che aveva una particolare propensione verso gli altri. Operiamo in quartiere Barona, una sorta di Scampia milanese, dove abbiamo un centro di aggregazione, per bambini e adolescenti, che offre vari progetti gratuiti per l'utente, grazie alla raccolta di fondi. E il progetto di inserimento lavorativo per i cosiddetti Neet, ragazzi che non studiano e non lavorano, che passano le loro giornate in giro per Milano, se va bene, sulle panchine nelle piazzette o a fare altro che non occorre specificare. Sei anni fa abbiamo iniziato il Progetto Quattrovie, che offre i corsi di formazione al lavoro, dopo aver selezionato i partecipanti. Una selezione per la quale bastano due o tre domande basilari, a questi ragazzi che non bluffano, per coglierne la reale motivazione.”

Matteo si occupa di passare soft skills a un gruppo selezionato di ragazzi: “Innanzitutto intendo formarli in modo tale da avere le risorse per poter comunicare con le persone nel modo corretto. Successivamente, approfondiremo i temi soft skills che gli permetteranno di avere una buona capacità di problem solving, orientandoli su due aree diverse: il B2B, cioè il maggiordomo aziendale, che si proporrà alle grandi aziende per tutte quelle problematiche come il parco macchine, la posta o i regali di Natale, e il B2C, cioè il servizio di assistenza al cittadino, come aiutare un anziano a portare la spesa al piano o a farla online o a rinnovare utenze.”

Anche le difficoltà, come quella linguistica, possono essere dribblate facendone un punto di forza: “Se un ragazzo non parla l'italiano, ma parla benissimo l'inglese, che si proponga in inglese. Se i manager delle grandi aziende non lo parlano, il problema è loro.”

L’impresa sociale Bottega di quartiere
Si punta alle stelle. Ma con i piedi per terra: “Io glielo dico: non diventerai il nuovo Jeff Bezos, ma non sarai al parco a far niente o a far peggio. Perché a te non manca nulla. Puoi crearti una vita produttiva, una vita privata, creare indotto, diventare parte integrante della società e non farla esplodere.” E i ragazzi del corso di Matteo, sei in tutto, tra i 17 e i 25 anni, con una sola ragazza sudamericana, hanno già una destinazione: “Fatica per fatica - spiega Leonardo - l'impresa ce la siamo creata noi. Si chiama Bottega di quartiere, è un'impresa sociale a tutti gli effetti, che, senza i terribili ostacoli burocratici e le diffidenze aziendali che si incontrano là fuori, offre servizi di manutenzione alla casa, alla persona e alle aziende. I risultati ci sono e l'esempio funziona molto. Un ragazzo che aveva fatto il nostro corso da barman, ha potuto lavorare durante il Festival del Cinema di Venezia per un catering importantissimo. L'anno dopo, tutti i suoi amici erano a questo corso.”

Formazione e crescita reciproca
A proposito di burocrazia, pachidermico serramento nazionale che sigilla troppe speranze, e di aiuti istituzionali, Leonardo ha le idee chiare: “Le istituzioni creano leggi a tavolino, senza confrontarsi prima con le realtà che ne dovrebbero beneficiare. Anche per Matteo, che ha lavorato in America e in Inghilterra e si è confrontato con altri sistemi fiscali, burocrazia e fisco italiani ostacolano o rendono impossibili i progetti di investimento in risorse umane, che tante aziende intenderebbero intraprendere: “Non è vero che paghiamo più tasse rispetto ai presunti paradisi fiscali. Il problema è che le paghiamo prima di potere investire.”

Ma la classe, non lineare, flessibile, con qualche assenza temporanea per occasioni di lavoro da non perdere, procede senza confini temporali: “Sono alla mia terza lezione e ogni 15 giorni ci troviamo presso la sede dell'Associazione. Ma continuerò a seguirli anche quando inizieranno a lavorare. Faremo networking, gli porterò "special guests" tra le mie vaste conoscenze, come il mio amico Luca, regista della Ditta Gioco Fiaba, per confrontarsi su temi specifici. Anche mio padre gli insegnerà come si parte dal nulla e come si crea la realtà che si vuole.”

Un percorso di crescita reciproca, in cui nessuno si pone in cattedra, tanto meno Matteo che, a 17 anni, è andato a vivere per due mesi sotto il ponte di Milano 2 come un clochard, tra barboni e prostitute, tra lavoretti da scarica merci abusivo e docce a casa di amici, per capire in full immersion la realtà degli emarginati: “Ciò che intendo comunicare negli ambienti che frequento, di imprenditori e persone agiate in grado di fare grossi investimenti, è che tra questi ragazzi si scoprono capacità incredibili, dei super poteri sprecatissimi, schiacciati dal senso di inadeguatezza. Io, che negli anni del liceo sono stato trattato da nerd, da minoranza, con tanto di vessazioni e di lanci di uova alle mie finestre, voglio fargli capire che il problema è l'arroganza degli altri. Saper reagire nel modo giusto, rispettando noi stessi, è il nostro punto di forza.”

E i ragazzi reagiscono e interagiscono: “Mi chiedono libri da leggere, persino in due lingue, e li finiscono prima di me. Nelle prove pratiche, nei giochi di simulazione, puoi scoprire che un ragazzo apparentemente timido ha doti di empatia e intuito straordinari. Al punto da chiedergli perché non stia già lavorando alla Microsoft... E poi hanno voglia di imparare, arrivano alle lezioni in anticipo. Ci sono ragazzi italiani che vengono ai colloqui di lavoro in azienda accompagnati dalla mamma. O arrivano in ritardo. O chiedono solo quanto si guadagni. Quando poi uno dei ragazzi mi ha cinto in un accenno di abbraccio, con tutto quel che significava in termini di fiducia e confidenza, non ci ho dormito la notte per la bellissima emozione.”


Cosa faranno i ragazzi dopo
I ragazzi formati approderanno alla Bottega di quartiere, l'impresa che ha come principale fatturato la soddisfazione di far lavorare più ragazzi possibili. “Siamo più che disponibili ad accogliere proposte di collaborazione - sottolinea Leonardo - in particolar modo di giovani in gamba, pronti a mettersi in gioco con empatia più che con competenze tecniche. Io sino a sei anni fa non ho mai fatto una lezione. Ora le faccio su ogni tema. Abbiamo provato a portare persone anziane e di grande esperienza, in giacca e cravatta. Ma i ragazzi a lezione dormivano. Funziona molto più l'affinità di ogni nozione tecnica.”


Ringraziamenti e link utili
Matteo conclude e conferma, dopo un ringraziamento all'amministratore delegato di Fazland, Vittorio Guarini, che ha reso possibile il suo incontro con Amici di Edoardo: “Occorre qualcuno che sappia tirare fuori diamanti dalla pietra.”

Amici di Edoardo Onlus
Progetto Quattrovie
Bottega di quartiere

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