L'utilizzo dei voucher sul posto di lavoro è cambiato

Immagine di anteprima per: Voucher e Lavoro: annullato il referendum

L’utilizzo dei voucher come forma di pagamento sul posto di lavoro è stato uno dei temi caldi degli ultimi anni, al centro delle riforme di governo e dei vari dibattiti pro e contro questa tipologia di retribuzione. Se consideriamo la definizione di Voucher in quanto tale, legalmente definito come lavoro accessorio, ovvero una modalità lavorativa per impieghi temporali o occasionali, come ad esempio l’assunzione di lavoratori extra per il periodo estivo, la sua esistenza è indubbiamente funzionale. Quali sono dunque le numerose controversie ed esso attribuite?

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I numerosi dubbi rispetto al loro utilizzo sono innanzitutto attribuiti all'incremento del numero dei lavoratori pagati con i voucher, che è andato crescendo in modo esponenziale negli ultimi: circa 60-70 buoni l'anno (74,2 nel 2016). Il dubbio è che quindi si preferisca retribuire un dipendente con voucher piuttosto che con l’assunzione, così come dimostrato dai 1,76 milioni di lavoratori che hanno riscosso buoni nel 2016, di cui il 51% li riscuoteva per la prima volta. Oltre la metà del totale (il 53,7%) ha riscosso meno di 40 buoni e solo il 10,9% ha riscosso nell'anno più di 200 voucher.

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Numerose perplessità, che spesso accomunano tanto datori di lavori quanto dipendenti, riguardano anche i contributi lavorativi. A conti fatti ogni 10 euro, 7,50 vanno al lavoratore, come in tutti i lavori regolari infatti una parte è destinata a contributi e assicurazione. Ma di questi di questi 2,50 euro, quanto effettivamente va a beneficio del lavoratore dipendente? Il 5% del valore del voucher, come precisato dall’Inps, spetta per legge al concessionario del servizio, ovvero l’Inps stesso. Tuttavia la realtà è diversa poiché per effetto delle convenzioni siglate con i subconcessionari che si occupano della vendita e della riscossione dei voucher (Poste, Tabaccai, Intesa Sanpaolo e Icbpi), l’Ente si impegna a corrispondere la suddetta quota a questi ultimi.

All’Inps quindi resta il 5% solo per i voucher di propria emissione, quelli telematici, oltre ai 20 centesimi per ogni transazione d’acquisto di voucher dagli altri soggetti. Le conseguenze? Nessun buon auspicio per la pensione futura.

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Infatti, se lo scopo dei voucher è quello di riconoscere la retribuzione di un servizio flessibile (lavoro occasionale), ha spesso dimostrato un utilizzo abusivo; quest’ultimo è anche il risultato della difficile tracciabilità dei voucher in quanto tali e l’utilizzo degli stessi. Il risultato? Dopo una prima fase basata su sanzioni amministrative, la Cassazione ha dichiarato lo stop ai referendum su voucher e appalti in quanto le norme del Jobs Act sui voucher e la responsabilità negli appalti non sono più nell'ordinamento dopo l’intervento del decreto legge, legge di conversione del decreto legge (il n.25/2017).

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In un primo momento, si era proposto un referendum per il 28 maggio 2017 con lo scopo di ridefinire le norme sul Jobs Act rispetto ai vocher e alla responsabilità degli appalti. La decisione dei giudici era arrivata con la circolare del Viminale, in cui il Consiglio dei ministri aveva approvato il decreto per l’indizione dei referendum popolari relativi alla “abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” e alla “abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)”. Le consultazioni referendarie previste per domenica 28 maggio 2017, sono poi state annullate a seguito della decisione della Corte di Cassazione che ha sospeso con effetto immediato le operazioni relative al voto dopo la conversione in legge, avvenuta in Senato il 19 aprile scorso, del decreto che abolisce le norme su voucher e appalti.

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Coldiretti si è mostrata contrariata dalla decisione presa, in quanto l'abrogazione dei voucher fa perdere secondo l’agenzia, ottime opportunità di lavoro a 50mila giovani studenti, pensionati e cassa integrati impiegati nelle attività stagionali in campagna dove, con l’arrivo della primavera sono iniziati i lavori.

Tale decisione, sostenuta dai sindacati e più che mai dalla CGIL, lascia al momento il paese in una situazione di stallo, in cui il capo del dipartimento per gli Affari interni e territoriali del Viminale si è impegnato a far pervenire la circolare ai prefetti, che dovranno darne comunicazione a sindaci, segretari comunali, ufficiali elettorali e presidenti delle Commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali. Ora si apre un nuovo scenario in cui sta alla classe politica ridefinire le regole per gestire i lavori brevi (voucher) e la catena delle responsabilità negli appalti. 

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