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Breve guida al nuovo regime dei minimi per le partite Iva

Immagine di anteprima per: Regime dei Minimi (istruzioni, scelta e professionalità)

La nuova Legge di stabilità del 2016 ha introdotto molteplici novità in questo fronte, soprattutto per quanto riguarda la Partita Iva.

In questa breve guida cercheremo di fare chiarezza sulla questione del nuovo regime dei minimi per le partite iva.

Cosa si intende per “regime dei minimi” e cosa stabilisce

Per i meno informati, o per chi vuole aprire una nuova attività, occorre chiarezza e va sottolineato, cosa s’intende per "regime dei minimi".

Con questa denominazione s’intende un sistema fiscale agevolato che consente, a determinate categorie, di usufruire di esenzioni dovute ad una minima entrata di guadagni; o perché fondatori d’imprese giovani.

Questo particolare sistema fiscale è stato introdotto nel 2008.

E’ stato pensato proprio per incoraggiare le nuove imprese a introdurre i giovani nel mondo lavorativo; senza avere gli oneri di un’eccessiva tassazione e dando la possibilità ai lavoratori autonomi di cominciare in regola un lavoro o un’attività.

Il sistema tributario è sicuramente più soft perché favorisce, anche, un sostanziale taglio dei costi per il versamento annuale dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) e delle fatture, sia in entrata che in uscita.

foto: cosa si intende per “regime dei minimi” e cosa stabilisce

Cosa è cambiato con la Legge di Stabilità del 2016

Vediamo, nello specifico, cosa è cambiato con la nuova Legge di Stabilità del 2016 e quali sono le categorie che possono usufruire delle condizioni vantaggiose del regime dei minimi in Partita Iva.

Per il regime dei minimi del 2016 c’è stato un innalzamento del reddito che determina l’entrata.

Si passa da 15.000€ con la riforma del 2015 agli attuali 30.000€ annui.

Per alcune categorie, questa soglia si alza: è il caso di commercianti, albergatori e ristoratori a cui si concedono redditi fino a 50.000€ l’anno.

Il criterio di entrata per il regime dei minimi è concesso, ora, anche ai pensionati e ai lavoratori dipendenti, l’importante è che non si superino i 30.000€ annui di guadagno.

Un’altra grande novità della Legge di Stabilità, è rappresentata da una riduzione dell’aliquota: che passa dal 15% al 5%.

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Il regime forfettario: tassazioni eque e meno aggressive

Istituito con la legge di stabilità 2015, il regime forfettario è stato pensato come un sistema semplice per rendere più agevole la tassazione per determinate categorie.

Può essere visto come uno sconto fiscale nato con lo scopo di aiutare le piccole attività che non producono redditi elevati.

Tra i vantaggi del regime forfettario c’è quello di avere una tassazione agevolata al 5% per i primi cinque anni della nuova attività.

Al termine dei cinque anni vi sarà comunque un aumento della tassazione pari al 15%.

Chi ha aderito al vecchio regime dei minimi del 2015, e ovviamente ancora non ha sfruttato i cinque anni agevolati previsti dalla vecchia legge di stabilità, potrà decidere di continuare con la vecchia normativa o abbracciare la ‘fede’ del regime forfettario.

Nel caso in cui un’azienda sfori, e superi la soglia dei 30.000€ l’anno, potrà sempre conteggiare con il sistema ordinario o dei minimi.

foto: il regime forfettario: tassazioni eque e meno aggressive

Regime dei minimi o forfettario: quale profilo scegliere?

Possono usufruire del nuovo regime dei minimi tutte quelle attività e imprenditori che percepiscono entrate e ricavi che oltrepassano i limiti stabiliti dalla tabella ATECO (dal comma 111 al 113 Legge di Stabilità 2016).

Questo acronimo indica, in maniera sintetica, la redditività che non devono oltrepassare le attività economiche:

  • non devono aver superato la soglia dei 5.000€ lordi per le spese dei collaboratori;
  • non devono aver sforato il tetto di 20.000€ previsti per l’acquisto di beni strumentali concernenti l’attività.

La legge di stabilità, inoltre, ha deciso di estendere il nuovo regime dei minimi anche alle emergenti categorie imprenditoriali a basso budget: le startup; le quali dovranno fare riferimento a particolari regole.

Queste attività dovranno essere del tutto nuove: non dovranno essere né la trasformazione, né la prosecuzione di una precedente impresa.

Nei tre anni precedenti alla formazione della nuova attività non devono essere state svolte attività similari.

Partita Iva: quanto mi costi?

Aprire una nuova impresa ha dei costi fissi e dei costi fiscali, che cambiano sostanzialmente in base al tipo di regime fiscale scelto, al fatturato e alle spese di gestione della stessa.

Sappiamo bene che se non c’è ricavo, non c’è azienda e non c’è denaro. Quindi, le imprese, per non andare in perdita, dovranno sicuramente avere un guadagno maggiore delle spese sostenute.

I costi fissi di un’attività sono rappresentati da contributi INPS e dal commercialista per i conti.

I costi variabili come le tasse Irpef, Inail sono suscettibili e oscillano in base al tipo di azienda e regime fiscale che si è scelto.

Per ciò che concerne l’apertura della Partita Iva, non bisogna far altro che compilare un apposito modulo AA9.

L’apertura della Partita Iva non richiede costi iniziali. Le spese arrivano in seguito: con il pagamento delle tasse e del commercialista.

Vi consiglio di richiedere un preventivo per scegliere il commercialista che fa al caso vostro.

E’ importante essere in regola con i pagamenti delle tasse: un mancato pagamento si trasforma in una sanzione a carico della ditta.

Rivolgersi ad un commercialista, o ad un CAF, è la scelta giusta per tenere sempre sotto controllo i costi di un’impresa, siano essi fiscali o fissi.

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