Novità del contratto di lavoro a tempo determinato dopo il Jobs Act

Immagine di anteprima per: Jobs Act ( funzioni, limiti e novità)

Il Jobs Act è una riforma del diritto del lavoro in Italia, promossa ed attuata dal governo Renzi tramite diversi provvedimenti legislativi varati a cavallo tra il 2014 ed il 2015, per riscrivere quell’insieme di norme che regolano il contratto a termine.

In questo articolo analizzeremo tutte le novità del contratto di lavoro a tempo determinato dopo il Jobs Act, cercando di spiegare cosa è stato cambiato nello specifico.

Novità del contratto di lavoro a tempo determinato dopo il Jobs Act: cosa cambia?

Le novità del contratto di lavoro a tempo determinato dopo il Jobs Act non cambiano totalmente la normativa vigente ma apportano alcune modifiche e aggiustamenti.

La forma comune del contratto di lavoro è quella del contratto a tempo indeterminato, quindi esiste una diffusa e naturale diffidenza legislativa nella disciplina del contratto a termine.

Da qualche anno il contratto a tempo determinato è diventato acausale, cioè viene stipulato con maggiore libertà senza l’obbligo di indicare motivazioni o ragioni di tipo tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo, che, per lungo tempo, oltre ad essere stato motivo di contenzioso, hanno rappresentato anche uno dei limiti principali di questa categoria di contratti.

Da una parte, quindi, si assiste ad un’apertura verso l’acausalità del contratto a termine ma, dall’altra parte, viene contemporaneamente confermato un nuovo Decreto che pone limiti quantitativi al ricorso al contratto a tempo determinato per le aziende.

contratto tempo determinato

Contratto a tempo determinato con una durata massima di 36 mesi

Resta la disposizione secondo cui il contratto a tempo determinato ha una durata massima di 36 mesi, considerando “la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni equivalenti ed indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro”.

Ciò è valido fatta eccezione per le diverse disposizioni eventualmente presenti nei contratti collettivi o nei contratti aziendali e con l’eccezione delle attività stagionali.

Nell’ambito dei 36 mesi vanno anche considerati “i periodi di missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti, svolti tra i medesimi soggetti, nell’ambito di somministrazioni di lavoro a tempo determinato”.

Se viene superato il limite temporale dei 36 mesi, il contratto a tempo determinato si trasforma automaticamente in un contratto a tempo indeterminato. Così infatti recita il Jobs Act: “qualora il limite dei trentasei mesi sia superato, per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato dalla data di tale superamento”.

Esistono, tuttavia, delle eccezioni che permettono, alla scadenza dei 36 mesi, di stipulare un altro contratto di 12 mesi tra gli stessi soggetti presso la Direzione del lavoro competente per territorio.

Relativamente alla forma del contratto a tempo determinato, poi, il Jobs Act stabilisce che: “con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni, l'apposizione del termine al contratto è priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto”.

Infine, una copia del contratto a tempo determinato deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione. Quindi, prima di iniziare a lavorare, accertatevi di firmare il contratto e di farvene consegnare una copia.

Un utile consiglio è, poi, quello di far leggere il contratto ad un legale o ad un avvocato esperto in materia di lavoro prima di procedere alla firma.

Contratto a tempo determinato: il divieto di stipula

Esistono alcuni casi in cui l’apposizione di un termine alla durata di un contratto a tempo determinato comporta il divieto di stipula del contratto stesso.

Nello specifico, l’apposizione di un termine non è applicabile nei seguenti casi:

  • per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero
  • presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a tempo determinato, salvo che il contratto sia concluso per provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti o per assumere lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, o abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi
  • presso unità produttive dove sia operante una sospensione del lavoro o una riduzione dell'orario, in regime di cassa integrazione guadagni, che interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato
  • da parte di datori di lavoro che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell'articolo 28 e seguenti del decreto legislativo n. 81 del 2008, e successive modifiche.

Come funzionano le proroghe ed i rinnovi

Il Jobs Act specifica, poi, come funzionano le proroghe ed i rinnovi relativi al contratto a tempo determinato, stabilendo che: “il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a trentasei mesi, e, comunque, per un massimo di cinque volte nell'arco di trentasei mesi a prescindere dal numero dei contratti. Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla data della sesta proroga”.

Inoltre, per quanto riguarda lo stop & go tra due contratti, il Jobs Act sancisce che “qualora il lavoratore sia riassunto a tempo determinato entro dieci giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi, ovvero venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore a sei mesi, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato”.

Tuttavia, esistono delle eccezioni relative ai lavoratori impiegati nelle attività stagionali o nelle ipotesi indicate dai contratti collettivi ed aziendali e altre a seconda della tipologia del lavoro e dalla tipologia del contratto.

Per questo motivo è opportuno consultare un avvocato o un giurista esperti in materia di lavoro e muoversi con estrema attenzione su un terreno così minato e delicato.

rinnovo contratto

I limiti del contratto a tempo determinato per le aziende

Il Jobs Act stabilisce un limite massimo di lavoratori che possono essere assunti con un contratto a tempo determinato da una medesima azienda, che non possono superare il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al primo gennaio dell’anno di assunzione.

In caso di superamento di questa soglia, però, non è prevista la trasformazione automatica del contratto a tempo determinato in tempo indeterminato ma solo una sanzione a carico del datore di lavoro calcolata in base al 50% della retribuzione mensile percepita dal dipendente.

Poichè, tuttavia, non tutti i contratti sono sottoposti ai limiti del contratto a tempo determinato per le aziende, anche in questo caso è meglio affidarsi ad un avvocato.

Diritto di precedenza al lavoratore e congedo di maternità

Concludiamo questa panoramica sulle novità del contratto di lavoro a tempo determinato dopo il Jobs Act analizzando altri due aspetti: il diritto di precedenza al lavoratore e il congedo di maternità.

Relativamente al primo punto, il Jobs Act dichiara che “il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato spetta al lavoratore se questi, nell'esecuzione di uno o più contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi”.

Per quanto riguarda il congedo di maternità, invece,nel calcolo dei sei mesi per il diritto di precedenza sono comprese anche le donne incinte, alle quali “è riconosciuto il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine”.

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