Spunti e idee per la casa dalla Biennale di Venezia

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Da sempre le arti sono fonte di ispirazione per i colori, gli elementi di design e gli arredi delle nostre case. Già durante il Rinascimento, il mobilio delle stanze dei palazzi nobili si rifaceva esplicitamente nelle linee e nelle proporzioni agli elementi architettonici degli edifici cittadini più importanti; pensiamo anche, saltando da un secolo all’altro, a quella fantastica esperienza al confine tra tecnologia, arte e design che fu la scuola del Bauhaus. E in modo nuovo ancora oggi la pittura, la scultura, il cinema e perfino la musica non hanno smesso di influenzare il disegno delle nostre case. Perché sentiamo questo bisogno di far dialogare lo spazio che abitiamo con l’arte? La risposta è nella definizione stessa di arredamento: un progetto complesso che ha il compito di attrezzare un ambiente per rispondere non solo ai bisogni primari ma anche alle nostre necessità psicologiche e rappresentative. La nostra casa, insomma, parla di noi.

Consapevoli di tutto ciò, abbiamo scelto di visitare la Biennale Arte 2017 di Venezia – edizione 57, curata dalla francese Christine Macel e intitolata Viva Arte Viva – con l’obiettivo di entrare in contatto con le novità più interessanti del mondo dell’arte e trarre da queste ispirazione e suggestioni originali per gli interni delle nostre dimore.
Nel percorso tra i padiglioni delle partecipazioni nazionali, non potevamo rimanere indifferenti ammirando l’installazione scultorea proposta dalla Gran Bretagna, firmata dall’artista Phyllida Barlow. Il titolo è un programma: folly è infatti una parola con la quale in inglese si intende sia il concetto semplice di ‘allegra pazzia’ sia il ‘capriccio’ in senso più strettamente architettonico-decorativo, quindi un edificio stravagante, frivolo o buffo, progettato più come espressione artistica che a scopo pratico. E in effetti nel manufatto artistico ritroviamo entrambe queste sfumature. Ci soffermiamo in particolare nella pima sala, dominata da strutture verticali monumentali, realizzate con materiali molto semplici come legno, cemento e tessuto. Spicca il contrasto tra i grigi scuri e i rosa vivi, tra il carattere grezzo e materico delle colonne e la luce brillante emanata dal colore.

Simili accostamenti possono risultare efficaci anche nelle nostre abitazioni: ad esempio, per sdrammatizzare con stile un ambiente che rischia di essere troppo classico, serioso o elegante si può aggiungere un che di ‘leggero’, come il colore brillante di un elemento di tappezzeria o di un oggetto decorativo.

Ma anche un ambiente informale e più sbarazzino può trovare il suo ‘senso’ nel dialogo tra queste tonalità:

Accennavamo al confine labile tra l’arte contemporanea e le altre espressioni artistiche: il lavoro di Franz Erhard Walther, pioniere della concept e minimal art – vincitore tra l’altro del Leone d’oro come migliore artista di questa edizione della mostra – ne è una rappresentazione chiarissima: la sua opera, esposta nel Padiglione dello Spazio comune, dovrebbe essere un riferimento per chiunque si occupi di moda, design e arredamento. Ci fermiamo in particolare di fronte a Wall formation, Yellow Modelling, una costruzione in tessuto da fruire con libertà: lo spettatore può piegarla, ricostruirla e abitarla in modo individuale.
La struttura in panno, così come il colore caldo e vibrante, ci porta a immaginare soluzioni ancora piuttosto inedite per i nostri interni, come una libreria in stoffa (foto Mehtap Obuz - Demirden Design), che può trasformarsi facilmente in un elemento divisorio e decorativo.

È un’esplosione di tonalità, cromatismi e materialità anche l’installazione dell’americana Sheila Hicks nel Padiglione dei Colori, dal titolo Scalata al di là dei terreni cromatici (Escalade Beyond Chromatic Lands): balle di filo dai colori sgargianti, raggomitolate e affollate l’una sull’altra, irradiano di calore e luce questo spazio dell’androne dell’Arsenale. Metafora e celebrazione del mix di culture e diversità di cui è composto il mondo contemporaneo, l’installazione è anche un invito – solo concettuale, purtroppo – a tuffarcisi dentro…

Ciò che ci colpisce, dal nostro particolare punto di vista, è come l’ambiente creato dall’installazione sia divertente e fantasioso, originale, accogliente ma allo stesso tempo sempre diverso. Ed è allora che sentiamo un irresistibile desiderio di esagerare in spregiudicatezza e ricchezza di nuance anche nelle nostre abitazioni. Come? Con un soggiorno pieno di cuscini, pouf e elementi decorativi colorati:

oppure con un dettaglio, come un mosaico composto da tessere di ceramica dai colori e dalle trame più singolari per decorare, ad esempio, un angolo del nostro bagno:

È un ambiente ‘totale’ e ‘immersivo’ anche quello ricreato nel Padiglione francese, Studio Venezia, ideato da Xavier Veilhan, un’installazione che cancella completamente l’architettura dello spazio originale, e nel quale pavimenti, pareti e soffitti si scontrano formando un paesaggio di legno e tessuto che ospita uno studio di registrazione quotidianamente operativo. L’ambiente accoglie anche strumenti musicali integrati nello spazio provenienti da orizzonti e stili diversi, ancora una volta a sottolineare la multiculturalità del nostro presente.

Questo spazio così caldo e accogliente ci ricorda allora le meraviglie del legno, un materiale leggero e biocompatibile che non dobbiamo dimenticare di considerare anche per le nostre case, non solo per mobili o pavimenti in parquet, ma anche in una prospettiva verticale. 

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