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Donna delle Pulizie

Le colf e i contratti di lavoro

Badanti e colf

C’era una volta la badante. Veniva prevalentemente dall’est Europa e prestava servizio a casa delle persone anziane, aiutandole nei compiti di tutti i giorni, intervenendo in maniera più o meno intensa a seconda del livello di autonomia dell’assistito solo in alcuni compiti o in tutti.

Poi il termine, da un punto di vista normativo è scomparso (ma non il ruolo, sempre più necessario, con l’invecchiamento della popolazione del nostro Paese) e ha lasciato il posto alla colf, la collaboratrice domestica, o familiare se si preferisce. Il tentativo era anche quello di far emergere un’attività, fino a quel momento fiscalmente sommersa e gestita quindi in nero.

I diversi regimi

A dire il vero, il termine colf era già in uso precedentemente, e veniva impiegato per riferirsi a quelle signore che, per arrotondare i fine mese, andavano a casa di altre famiglie per stirare o fare le pulizie.

Il fatto è però che il riordinamento legislativo ha voluto mettere ordine nella complessa situazione contrattuale della figura in oggetto. Attualmente quindi le tipologie di contratto riconducibili all’attività delle colf sono ben cinque:

  • regime di non convivenza
  • regime di convivenza ordinaria
  • regime di convivenza ridotta fino alle 30 ore (si applica solo a colf di livello B – badanti; BS – badanti con persone autosufficienti; C – cuochi)
  • lavoro esclusivamente notturno
  • sostituzione riposi

Il numero di ore

A ogni tipo di contratto corrisponde poi un montante massimo di ore di lavoro. È così che in regime di convivenza sono previste al massimo 54 ore, suddivise in 5 giorni da 10 ore (dal lunedì al venerdì) e uno (il sabato) da mezza giornata; la domenica è considerata come giorno di riposo, così come il sabato pomeriggio.

I non conviventi possono raggiungere al massimo 40 ore di lavoro settimanali e 8 ore al giorno; la domenica e un altro giorno a scelta dovranno essere concessi come riposo.

Infine, i conviventi in assistenza o in presenza notturna possono svolgere al massimo 54 ore settimanali e massimo 10 ore giornaliere, anche se solitamente si prevedono 6 notti da 9 ore ciascuna. Anche qui sabato o domenica notte è pattuito il riposo.

La durata del contratto

I contratti utilizzabili per i rapporti di lavoro con le colf sono di tre tipi.

Il primo è quello consigliato per la semplicità di utilizzo ed è quello a tempo indeterminato.

Una seconda tipologia di durata è quella a tempo determinato: gli esperti sconsigliano questa forma a causa degli elevati costi di gestione, superiori alla forma a tempo indeterminata e per la difficoltà a interrompere prima del tempo il contratto.

Il tempo determinato per sostituzione potrebbe rendersi necessario, ma ha costi elevati e difficoltà di interruzione prima del tempo, al pari del tempo determinato.

Voucher e libretto di famiglia

Un discorso a parte va fatto per il libretto di famiglia, ovvero la forma di pagamento che ha preso il posto degli oramai aboliti voucher.

Si tratta di titoli di pagamento del valore nominale di 10€, di cui 8€ andranno al lavoratore autonomo, 1,65 alla Gestione Separata Inps, 0,25€ all’Inail e 0,10€ per costi di gestione. Preventivamente, sia la famiglia, sia il lavoratore dovranno registrarsi sulla piattaforma Inps.

Attenzione, perché abbiamo parlato di lavoratore autonomo: stando alla legge quindi, le collaborazioni di questo tipo non possono superare le 280 ore annue e i 2.500€ di compensi totali nei 12 mesi (cifra che raddoppia nel caso le famiglie per cui la colf lavora siano almeno due).

Quindi nel caso si abbia intenzione di assumere una colf per più di 280 ore l’anno (scelta che potrebbe andare per il giardiniere o per la donna delle pulizie), il libretto di famiglia non potrà essere utilizzato, ma si dovrà configurare un rapporto di lavoro subordinato, con relativi pagamenti dei contributi Inps e Inail.

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